Recensioni

6.7

E’ un paesaggio fatto a stanze, l’ultima fatica dei Cumino. Giunto a due anni di distanza dall’album d’esordio e preceduto dalla pubblicazione di due EP, Pockets è un uno di quei lavori di rarefatta sensibilità e accuratezza stilistica sempre più rari. Luoghi, ciascuno diverso, con anfratti inattesi, contenenti un caleidoscopio disincantato di suoni, sensazioni, umori e sfumature di grigio.

Nove tracce che espandono l’universo ambient/synth-pop che aveva caratterizzato il duo in Tomorrow In The Battle Think Of Me e che consegnano una prospettiva meno derivativa e più consapevole. E’ in brani come Two Spheres che il mondo di Luca Vicenzi ed Hellzapop sterza verso rotte meno prevedibili, affacciandosi a declinazioni elettro-dance, ammiccando a fascinazioni art-rock e sbattendo le palpebre tanto ai The XX quanto al Brian Eno meno minimale.

Sono diverse le intuizioni che i due fondono in questo disco, dalle delicate sonorità in pixel in stile Disasterpeace di Fixing Fragments a quella leggerezza entropica  – cara a Jon Hopkins  – di Snails. Nove stanze, ognuna delle quali prova ad esplorare e aggiungere qualche elemento in più a questo esperimento sonoro che affascina e seduce. La durata ridotta (appena 29’ minuti) e la poca fermentazione di tante idee frenano il giudizio complessivo su un album che lascia ottime impressioni e la voglia di averne e saperne di più.

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