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6.8

Titolo manifesto per questo esordio di Curtis Harding, vocalist dal timbro caldo e sensuale che fa venire in mente i migliori soul singer d’annata. Se dovessimo trovare un parente prossimo per questo disco, che sembra essere stato scritto e pubblicato non oggi ma cinquant’anni fa, dovremmo andare a cercare i padri del Southern soul: voci nere, nerissime che hanno saputo tirare fuori dalla musica l’anima, il soul. Siamo lontani da produzioni patinate che hanno fatto la fortuna di vocalist femminili. Qui la grana è quella delle origini, autenticamente rock nel senso ampio del termine, e genuinamente americana nel suo fondere insieme le tradizioni della musica popolare a stelle e strisce: gospel, country, blues, rock.

Se guardiamo agli ultimi anni, il parente più prossimo sembra essere Twin Shadow. Ma qui c’è meno attitudine indie. C’è più il mestiere imparato sulla strada con la madre Dorothy, cantante gospel itinerante, e la voglia di puntare al pantheon classico. Le canzoni sono tutte pietre levigate dall’amore del fan ossessivo, di chi ha consumato i solchi di decine e decine di dischi. Nulla è fuori posto, ma il rischio, se non si mescolano le carte, è di finire presto nel cassetto degli epigoni.

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