• Set
    01
    2017

Album

Ipecac Recordings

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Erano tornati un po’ a sorpresa appena un anno fa, i due terroristi dell’hip hop Will Brooks e Dj rEk coadiuvati dal sodale Mike Manteca; pur entusiasti dall’ottimo Asphalt for Eden, eravamo pronti ad aspettare un altro (bel) po’ prima di tornare a sentirne gli sconquassi sonori. Invece rieccoli, ad appena un anno di distanza, a riconfermare l’urgenza di un comeback che si sta rivelando autenticamente necessario. Endangered Philosophies esce ancora per la Ipecac di Mike Patton, e anche se l’impiastro sonoro dell’ora trio resta la consueta pastura di elementi e(s)tero-hh, qualche cambiamento rispetto all’ancora fresca uscita precedente lo troviamo.

È un mood più compassato, rilassato magari no, ma sicuramente meno violento, quello che si respira tra queste 11 tracce. L’opener Echoes Of… sembra andare nella direzione opposta rispetto a quanto abbiamo appena detto, con le sue chitarre post metal (tra)sfigurate e sepolte sotto infiniti strati di riverberi, e qualche altro episodio qua e là c’è (vedi lo stupro cacofonico di A Collective Cancelled Thought), ma già dalla seconda traccia le limacciose acque della palude sonora che ci aspettavamo si cominciano a calmare, risaccando più dolcemente. Chiaro, non aspettatevi arrangiamenti pop e melodie – sempre dei Dälek stiamo parlando – ma è indubbio come l’umore si faccia meno invasivo e più ombroso, rarefatto e nebbioso. Non è tanto un addolcimento quanto un punto d’arrivo, quasi fosse inevitabile che le acque si calmassero dopo tanta tempesta.

Se a livello produttivo si può parlare di quiete (apparente) dopo la tempesta, il mare resta comunque desolato e pieno di merda: liricamente MC dalek continua ad essere tagliente fino alla violenza verbale, e i temi spaziano dagli abusi della polizia fino al tema dell’immigrazione (The Son of Immigrants) e alle inevitabile frecciate anti-Trump (Sacrifice). Resta anche il suo tipico gusto per l’aforisma fulminante dal sapore di lapidario epitaffio, per cui non mancano le solite frasi che ti rimangono in testa immediatamente, scolpite a colpi di mannaia (sempre a proposito di immigrazione, «I’m your worst nightmare, educated and born HERE»).

Non di accomodamento ma di definitiva post-apocalissi parliamo quindi; non c’è (proprio più) speranza, ma gli schiaffi continuano – e devono continuare – a volare.

2 Settembre 2017
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