Recensioni

6.4

Hipster prima che il termine venisse coniato, autarchici per scelta e inseguiti da un singolo, quel singolo, che però dice poco di quello che è successo dopo nella loro lunga carriera. Sì, perché nel 2019 la storia dei Dandy Warhols entra nel venticinquesimo anno, facendo della band di Portland una sorta di arca di sopravvissuti degli anni Novanta. Why You So Crazy si posiziona nella stessa linea del precedente album, Distortland (2016), solo che se lì le cose erano distorte, ma ancora conservavano un certo ottimismo, qui la situazione è andata “in merda” totalmente.

La nuova collezione di canzoni esce da quello studio/headquarters/spazio commerciale/venue che è l’Odditorium, aperto nel 2005 e, attraverso il quasi omonimo album (Odditorium Or Warlord Of Mars), segno definitivo del commiato dal mondo delle major (quando ancora aveva senso parlarne). Il cazzeggio, sempre vicino per fortuna al calembour colto, è la cifra stilistica che Courtney Taylor-Taylor e soci hanno continuato a perseguire con la convinzione arguta di chi se ne frega delle etichette. Lo dimostrano il glam di Be Alright, il divertissment anni Trenta di Fred N Ginger (con tanto di finto 78 giri a gracchiare), la perculata Americana di Sins Are Forever, la disco di Motor City Steel. Peccato che le buone idee finiscano qui, e lo spazio che resta nei 40 minuti della scaletta venga utilizzato per brani senza capo né coda, che potrebbero avere senso – in un salto carpiato doppio – solo come citazione dei riempitivi anni Novanta.

Alla fine i Dandy Warhols continuano il personale tributo a Mick Jagger, Bryan Ferry e Lou Reed (la trinità venerata all’Odditorium) senza preoccuparsi di quello che ne possiamo pensare noi – ed è un bene. Avremmo sentito la mancanza di questo disco? Quasi sicuramente no, ma l’idea che la band sia ancora in giro e non del tutto bolsa è comunque un’ottima notizia.

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