Recensioni

6.7

Le cose belle possono giungere dai posti più inaspettati. Questa è l’idea che frulla in testa dopo l’ascolto dell’ultima fatica dei Dandy Warhols, nono album della band statunitense guidata da Courtney Taylor-Taylor. Eppure tutte le previsioni giocavano contro il gruppo: la lontananza dai riflettori dell’hype (e non è detto che questo sia un male), quel profumo di meteora dopo il boom di quel singolo che-tutti-conosciamo uscito più di quindici anni fa (anche se la band ha continuato a registrare dischi, da allora), la formula di un pop rock di matrice anni Novanta difficilmente aggiornabile. Quanto serviva un nuovo disco dei Dandy Warhols, in un contesto come quello attuale, in cui il pop è sempre più spesso questione di groove, attitudine sexy spesso black, e comunque sempre meno legata alle chitarre? Probabilmente poco. Eppure non si tratta di un disco inutile, nella misura in cui non si cerchi tra questi solchi il segno dei tempi in cui viviamo.

Il rischio di un disco inservibile viene infatti superato in scioltezza: fin dall’attacco “in apnea” terribilmente british di Search Party si percepiscono la voglia di divertirsi senza, per forza, cercare la zampata da classifica. Certo, una cosa va certificata: questo disco piacerà più ai nostalgici dei Nineties (e agli amanti di quell’indie da classifica che spesso fa capolino nella serate brit) che ai frequentatori del pop più moderno. C’è un senso di leggero machismo un po’ dappertutto, nella scaletta, ma viene mitigato da belle intuizioni: lo stop con arpeggio cristallino alla matassa di chitarre distorte e tastiere di Semper Fidelis, il pop in salsa leggermente electro di Pope Reverend Jim, i Pulp suadenti di Catcher In The Rye (un riferimento a Salinger?), STYGGO con i suoi sapori di Metronomy rinforzati, l’ubriaca e caciarona All The Girls In London.

Rispetto ai dischi precedenti, la confusione sulle strade da seguire è sotto il livello di guardia, nonostante una seconda parte di programma più libera e spinta dalla voglia di dimostrare di esserci ancora. Ma queste intenzioni non tolgono, semmai aggiungono, a un disco che fa benissimo il suo lavoro: essere una buona raccolta di brani che non scadono mai nella macchietta.

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