Recensioni
Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet
In The Wake Of The Dark Earth
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Marco De Baptistis
- 26 Aprile 2015

Uscito per Field Records il 16 marzo 2015, il doppio LP In The Wake Of The Dark Earth è un viaggio intimista in un’ambient isolazionista, a tratti glaciale e senza speranza, ispirata alle lunghe notti invernali e ai giorni in cui la pioggia o la neve sembrano non finire mai. Si tratta del secondo full length del duo Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet (spesso abbreviato in D.Å.R.F.D.H.S.), progetto ambient elettronico svedese di Michel Isorinne (Dystopiska Visioner) e Varg (Ulwhednar e Född Död) che si nutre di suggestioni kraut e dark ambient con sfumature proto-techno d’impronta rigorosamente minimale. Tutte le realizzazioni del duo presentano titoli legati alla storia, alle tradizioni e alla mitologia scandinava. I brani sono l’esito di session ideate e registrate dal vivo con attrezzatura analogica. Nato nel 2013, D.Å.R.F.D.H.S. ha prodotto svariate cassette per Opal Tapes, Beläten e Total Black, ed il progetto oggi rappresenta forse il lato più introspettivo dei due musicisti, non esente da una certa fascinazione per un’iconografia black ambient e un interesse per l’etenismo che riesce ad ispirare stili e realtà musicali molto disparate.
Già il primo LP del duo, fuori per Clan Destine Records e intitolato Det Stora Oväsendet, aveva richiamato prepotentemente l’attenzione della scena stoccolmese e internazionale. Registrato completamente dal vivo, il lavoro costituiva una sorta di concept sulla storia della persecuzione delle streghe e della stregoneria attuata in Svezia nel XVII secolo. Pur non mancando episodi ritmici in stile minimal techno (vicina ai lavori di Donato Dozzy e degli stessi Ulwhednar), le atmosfere cupamente ambient costituivano il punto forte del lavoro, con brani ispirati e a fuoco come Katarina Bure.
Proprio ripartendo dall’ambient più cupa del disco precedente, D.Å.R.F.D.H.S. mostra oggi il suo volto più isolazionista, pregno di suggestioni “cosmic kraut” rilette in una sorta di black ambient che ricorda, per certi versi, il Burzum di Dauði Baldrs. Il lavoro è penetrato solo a sprazzi da lampi di luce che si infrangono contro scogliere di cupi bordoni. Viaggio psichico in un’immaginario che si nutre di suggestioni euroasiatiche, In The Wake Of The Dark Earth è il lavoro più compiuto nato dalla collaborazione di Varg e Isorinne. Nei titoli dei brani vengono citate offerte agli Dei del Pantheon Norreno (Offerings To Njord), la terribile ed infausta cristianizzazione forzata del libero popolo scandinavo (When Ansgar, Plague Of The North Arrived At The Gates Of Birka) e luoghi di scorribande vichinghe verso est (Down The River Volchov, White Sea/Black Sea e Byzantium Traders Sailing Over The Edge Of The World). Il disco, nei titoli, fa riferimento anche a personaggi avvolti nel mito come Rurik (in Ruriks Holmgard), capo e condottiero dei “varangians”, nome dato ai vichinghi che costruirono i loro insediamenti ad Holmgard, attuale cittadina russa di Velikij Novgorod, vicino a San Pietroburgo. Il tutto è riconducibile a suggestioni mitiche come la guerra tra Æsir e Vanir, emblema del conflitto eterno tra Occidente e Oriente.
Da un punto di vista strettamente musicale, il doppio LP rappresenta il lavoro più maturo e compiuto della collaborazione tra Varg e Isorinne. Dilatati i battiti della proto abstract techno alla Ulwhednar, l’atmosfera e i paesaggi evocati si stagliano prepotentemente in una dimensione melanconica e intimista propria di uno spirito nordico (ben poco mediterraneo) che non lascia spazio a cadute di tono o divagazioni di sorta, ma riesce a far maturare la tensione attraverso tutti i dodici episodi che compongono questa elegia elettro-isolazionista.
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