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A dirla tutta, è dai tempi di Hours (1999) che Bowie si celebra guardando indietro: con quel disco, dal concept della copertina e del video centrati sul suo doppio più giovane, abbandonava gli sperimentalismi elettronici dei suoi anni ’90 realizzando dischi che, ispirati (Heathen, 2002, o l’ultimo The Next Day) o meno (Reality, 2003), suonavano di fatto come delle retrospettive stilistiche; un cantautorato rock che pescava nel suo passato, al limite anche dagli stessi anni ’90, a quel punto diventati uno dei tanti elementi della sua tavolozza.

In ogni caso, l’antologia per i cinquant’anni di carriera era un passo inevitabile, tempi di retromania o meno, e specialmente dopo il ritorno trionfale dello scorso anno. Per cui per l’occasione Bowie appronta una parata “career-spanning” di classici dalle origini a oggi, con un immancabile pezzo nuovo più qualche chicca ulteriore per uscire dai confini di una compilazione meccanica delle solite cose arcinote (che pure non mancano).

Già la raccolta precedente, Best of Bowie di 12 anni fa, era un po’ atipica in quanto la scaletta variava di paese in paese a seconda delle canzoni che avevano riscosso maggiore successo nei vari luoghi: qui invece la storia è diversa, le atipicità sono altre, e come compilation presenta qualche buona idea e qualche aspetto criticabile.

Andando in ordine sparso tra le une e gli altri, in primis va detto che le rarità, tolta la nuova Sue (Or In A Season of Crime), riguardano quasi esclusivamente la versione in tre CD, che si presenta quindi come quella “vera”; mentre le edizioni in due dischi e quella in vinile, limitandosi ai classici più qualche singolo recente, appaiono come versioni sintetiche/economiche del progetto generale (buone per comprarsi il singolo nuovo senza spendere troppo, con in più i capolavori).

Ed è proprio il nuovo brano la cosa più interessante: uscendo dalla suddetta classicità recente e dal rassicurante nido delle tipiche modalità di lavoro con Tony Visconti, che pure produce, Bowie passa alcuni demo all’ensemble avant-jazz di Maria Schneider, la cui leader ne sceglie uno, per l’appunto Sue, che la sua orchestra affronta con piglio frenetico e incalzante tra bop e big band, mentre lui racconta un oscuro dramma amoroso su una delle sue melodie ariose, finendo un passo oltre i passaggi più jazz di 1.Outside (quelli in cui si sentiva maggiormente la mano del pianista Mike Garson). Otto minuti di singolo-per-modo-di-dire che fanno ben sperare coloro i quali auspicano che eventuali dischi futuri del Duca ritrovino un po’ di coraggio e voglia di esplorare.

Un’altra idea buona è quella di partire dal brano più recente e andare a ritroso: e nonostante l’ordine cronologico, rigoroso benché rovesciato, alla fine dei primi due CD finiscono due pezzi davvero da chiusura come Strangers When We Meet e Wild Is The Wind.

L’effetto del viaggio è notevole, e l’ironia del titolo (un verso della bella Sunday purtroppo assente dalla raccolta), benché chiara da subito, diventa ancora più evidente: non va nemmeno ricordato che Bowie negli anni ha esplorato stili come una vera nomad soul (il videogame di cui compose la colonna sonora, in parte poi finita su Hours) e la raccolta è una mostra di ciò tanto quanto la vera mostra, David Bowie Is, che tanto successo ha raccolto prima a Londra e poi a Berlino, e che la settimana prossima sarà nei cinema sotto forma di documentario.

Il primo disco, poi, non solo è l’occasione per gettare un po’ di luce sui meriti sottovalutati dei suoi ultimi vent’anni, ma permette anche di ascoltare la Your Turn To Drive uscita solo in rete per chi comprava Reality in download, nonché qualcosa dall’abortito (e “leakato” in internet un paio di anni fa) album Toy del 2001, che doveva essere composto da rifacimenti di brani oscuri e canzoni nuove (poi finite su Heathen): Bowie evidentemente a quel disco teneva, e qui abbiamo il basic rock di Let Me Sleep Beside You e la splendida glam ballad Shadow Man, un brano del 1971 colpevolmente inedito per anni, che però in questa versione ri-registrata per Toy almeno finì su un singolo. E sul terzo disco, quello dedicato ai primi anni, per la prima volta in una sua raccolta si passano le colonne d’Ercole di Space Oddity, andando a pescare da quella fase iniziale di solito trascurata (anche per motivi di etichetta) da antologie e cicli di ristampe, arrivando fino al tenero r’n’r da primi Beatles del singolo d’esordio Liza Jane.

Purtroppo, il gioco del “cosa manca/cosa ci avrei messo” qui è anche troppo facile: se infatti i brani storici ci sono tutti e benché ogni disco sia presente (ma l’unico brano dal tremendo Never Let Me Down è saggiamente presente nella nuova versione di pochi anni fa), non si capisce perché escludere i Tin Machine, che pure non erano peggiori dei suoi anni ’80 (e se panoramica completa deve essere, andavano inclusi). Il fatto poi che le canzoni scelte siano praticamente tutti singoli fa sì che, per esempio, la trilogia berlinese sia rappresentata da appena un brano a disco (per scelte atipiche e brani strani meglio rivolgersi a The CollectioniSelect).

Oltretutto, per far entrare più canzoni nel disco sono state usate, se esistenti, le versioni single edit, ovvero quelle accorciate con l’accetta per farle entrare nei 45 giri o per renderle più appetibili per le radio: versioni che fanno risultare le canzoni frettolose o mal strutturate (non solo a chi è abituato agli album e non solo Heroes, la cui versione vera NON inizia con “I, I wish I could swim…”).

E la scaletta non soddisfa nemmeno il completista: sebbene ci siano rarità (tra cui qualche mix circolato poco), ne mancano però molte di quelle presenti, per esempio, nelle raccolte poi confluite nella Platinum Collection o nel box Sound And Vision (e sarebbe stato gradito, al limite, anche un tentativo di raccogliere quella piccola attività di guest varie con cui ogni tanto il Nostro interrompeva il silenzio dei suoi anni ’00).

Ma sono questioni tipiche di ogni antologia, e questa non fa eccezione nel barcamenarsi tra rappresentatività e limiti. La vera domanda è: perché ristampare in edizione economica la suddetta raccolta-box Sound and Vision, invece che a Natale scorso o dopo The Next Day, un mese prima dell’uscita di questa?

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