Recensioni

5.5

Tornati con il moniker originario dopo le noie legali che li avevano obbligati ad aggiungere la data simbolo 1979, si riaffacciano i Death From Above con Outrage! Is Now, album furioso come si confà ad una produzione punk rock che si rispetti ed apparentemente pregno di maturità e ricercatezza in fase di produzione, grazie al tocco di Eric Valentine, già al lavoro con pezzi grossi come i Queens of the Stone Age. La formazione era ferma dal 2014, anno in cui usciva il disco della reunion Physical World, lavoro che (eccezion fatta per alcune inedite velleità elettroniche) non aggiungeva granché all’esordio You’re a Woman, I’m a Machine di un decennio prima. Gli stessi synth imponenti, la stessa attitudine punk-screamo e un occhio sempre strizzato alla dance racchiudevano un album che Marco Boscolo su queste pagine definiva «un incrocio tra i Rapture, i Liars prima del cambio di direzione, con una grattugiatina di riff che sembrano presi talvolta da Superunknown, talvolta da un album stoner».

Puntando sull’effetto sorpresa la band annuncia l’ultima fatica discografica attraverso i propri canali social giusto tre settimane prima dell’uscita ufficiale, eppure, al netto dell’urgenza, l’appuntamento con un disco veramente degno di nota salta. Freeze me, il primo singolo, è fatto con semplicità e velocità, quasi a voler battere sul tempo, memori della gioventù, il tempo che passa. E se anche Pitchfork ribadisce, sottolineandone la bontà, il continuo alternarsi di passato e presente («Death From Above join the rare breed of artists who are able to capitalize on their maturity without betraying the spirit of their yout»), è impossibile non collocare questo concetto come centrale zavorra di un album che ospita una notazione temporale già nel titolo.

L’indignazione è adesso e Grainger lo ripete come un mantra nella title track che, come Nomad, Statues, Caught Up, va a saccheggiare buona parte del repertorio dei QOTSA. E poi? Nulla più. Non bastano perciò né la romantica sviolinata sul panta-rei né alcuni momenti più interessanti come Holy Books a risollevare le sorti di ciò che pare un compendio di sonorità fiacche e realizzate in copia carbone. Jesse Keeler e Sebastien Grainger non passano l’esame di maturità, ma si perdono nel cortocircuito passato-presente dando vita ad un lavoro furibondo che tuttavia resta teneramente ancorato a logiche rock citazioniste e superficiali. Un disco scolastico per orecchie stanche ed abitudinarie.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette