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6.7

In curiosa controtendenza rispetto agli stereotipi storicizzati ruotanti attorno a sfumature b/n dalle tonalità scure, quest’anno il post-punk si è tinto di geometrie bianco-azzurre: senza dubbio è solamente un caso, ma due dei lavori più importanti del genere pubblicati negli ultimi mesi (l’omonimo dei Preoccupations e l’EP dei Flasher) sfoggiano artwork dalle cromie non troppo dissimili tra di loro.

A seguire questo pseudo-dogma pensano anche i DEN, giovane quartetto di Sydney che propone un post-punk tanto acerbo quanto d’assalto. Il biglietto da visita si chiama DEN EP ed è un sei tracce in cui i Nostri convogliano tutte quelle che sono le singolarità di una band che nel suo piccolo (appena 800 fan su Facebook e una gavetta prettamente locale) sta cercando di dire la sua all’interno di una scena forse meno rigogliosa rispetto a qualche anno fa.

Ed è proprio assalto la parola d’ordine di questi venti minuti di disordinata detonazione che deve certamente molto alle ambientazioni goth di stampo inglese ma anche all’adrenalina incontrollata dell’hardcore americano (l’impasto vocale è vagamente rollinsiano), all’alienazione dei Chrome e alle recenti abrasioni art-punk della scena scandinava (Holograms, Iceage). Volendo rimanere nella natia Australia, i DEN suonano come un incrocio plumbeo e claustrofobico tra le tensioni deathrock dei Low Life e l’amore per i synth dei Total Control. I synth in questo caso sono utilizzati per aumentare il dosaggio epico ed apocalittico della proposta. In Inertia, ad esempio, sono l’elemento destabilizzante all’interno di una cadenza quasi marziale. Sezione ritmica sugli scudi e imprevedibilità al fulmicotone in Inter-View e in Current Riser (tra hardcore e zolo-prog), due tracce in cui i ritmi serrati riescono in parte a stemperare quella opprimente (in senso buono) nebbia DIY/lo-fi che invece si infittisce nelle ritmiche bauhausiane di In The Share e nelle acide oscurità 80s di Life In Chains, opener del disco e algida cavalcata hypna-synthetica ad altezza John Maus.

Le piccole sfumature e le influenze più o meno evidenti sono molteplici ma sarebbe errato liquidare i DEN con la consueta etichetta di derivativi: già da questo EP emerge una personalità non indifferente e la voglia di abbattere certi stilemi, piuttosto che inseguirli.

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