Recensioni

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Donker Mag aveva lasciato un po’ di amaro in bocca a tutti noi amanti dello zef side afrikaano. La fortuna dei Die Antwoord, progetto da osannare o detestare senza mezzi termini, era sempre arrivata dal perfetto equilibrio nella doppia anima del gruppo: la sincera e grezzissima volgarità orgogliosamente sudafricana che portava alla luce tutta una serie di substrati sepolti nell’underground locale e un approccio all’hip hop – lo zef, appunto – che creava un’estetica inconfondibile permeata da un’autoctonia globalizzata, utilizzava forme e colori mutuati dal mainstream più becero: l’EDM, il post-rave, il ritornello a filastrocca, tutto miscelato in un crossover ben oltre ogni colonna d’Ercole del buongusto. Nell’ultima uscita era però sembrato che quest’ultima componente stesse prendendo il sopravvento, e che allo stesso tempo le idee stessero ormai arrivando agli sgoccioli. Se il campionamento di Ageispolis di Aphex Twin in Ugly Boy era oggettivamente mirabile e Girl I Want to Eat You ha gasato chi scrive come pochi altri loro pezzi, episodi come Pitbull Terrier erano troppo frequenti per non accendere campanelli d’allarme. L’equilibrio era confinato a pochi momenti, uno su tutti Cookie Thumber, traccia e video abbondantemente sui livelli dei loro passati highlights.

Suck on This arriva ora come mixtape propiziatorio ad un nuovo album, e se non lascia troppo ben sperare in merito ad un aggiustamento di rotta rispetto a quanto detto, si lascia ascoltare senza troppe pretese, riuscendo a regalare più di un momento felice. Aperto da uno skit illuminante sulla corretta pronuncia del moniker – «say it properly» gigioneggia Ninja – tra vari interludi alcuni godibili (Wheres My Fukn Cup Cake), altri evitabili (tutti gli altri), i due mattacchioni sparano quattro brani inediti e una manciata di remix in chiave trap bella ignorante (non che il materiale di partenza fosse da meno) di tracce ormai celebri. Bum Bumelegante cacofonia che indica uno degli sfinteri preferiti da Ninja – campiona parte di un messaggio audio inviatogli da una delle sue girlfriends, su cui il profeta dello zef-so-fresh inizia a rappare infarcendo il tutto con vocine porcelline e mettendosi anche a cantare in spagnolo un ritornello melodico sulla scia di Strunk. Un trip certamente suggestivo, seguito da Gucci Coochie (chissà le sessioni di brainstorming per scegliere i titoli) con featuring di Dita Von Teese (sì). Dazed and Confused è una dancehall stonata il giusto e probabilmente il pezzo più riuscito del giro, mentre I Don’t Care rimane un grosso punto di domanda: partendo da un giro di un’epicità inedita, sfocia in una roba che avrebbe potuto fare Gigi d’Agostino se fosse stato americano e si fosse innamorato dell’EDM made in USA.

È un pre-candy mixtape – come prontamente riporta il sottotitolo – e come tale va preso. A chi è zef inside e ha Yolandi Vi$$er come sogno bagnato del cuore, può regalare mezzora di mezze gioie e riusciti giochini amarcord (la parte “reloaded” è sicuramente riuscita). Astenersi rigorosamente tutti gli altri.

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