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La techno e la cultura libertaria dei club sullo sfondo, atmosfere e divagazioni orchestrali pescate dal passato per immaginare il futuro. Dj Hell è tornato con una prova ancora più impegnativa e concettuale rispetto all’ultimo Teufelswerk. A sette anni di distanza, ecco Zukunftsmusik (traducibile come Musica del futuro), titolo che rimanda al saggio di Richard Wagner del 1860 sulla musica dell’avvenire. Probabilmente nella visione del futuro del producer tedesco, classe ’62, c’è un mondo privo di discriminazione di genere dove le comunità gay possano ritrovare la libertà di espressione che risuonava nei club di Chicago degli anni Ottanta. Ed è questo il concept principale del lavoro sin dalla traccia di apertura Anything Anythime, una distesa di fredde note di piano, un’atmosfera quasi tetra (ripresa dai synth spettrali nell’ambientale I Want My Future Back) su cui un vocoder a là Daft Punk fa un riferimento – lo racconta Hell in un’intervista alla radio tedesca Br – all’Hanky Code (il sistema di segnalamento ai fini di sesso occasionale popolare all’interno della comunità gay tra gli anni ’70 e ’80. In base al posizionamento e al colore di un fazzoletto, venivano segnalate le preferenze e perversioni sessuali). Il fazzoletto sonoro del producer è dunque l’arancione ovvero la sua «completa disposizione a qualsiasi voglia desiderio». Ed a rimarcare l’interesse per la tematica, il video di I Want You (dai palleggi tech-house e dalle esplosioni electro/EBM), è stato affidato all’artista finlandese Tom of Finland, noto per le sue illustrazioni omoerotiche.

Al di là dei temi sociali, su cui Hell è da sempre concentrato (vedi il sostegno alle Femen), musicalmente l’album, rispetto al passato punk-rave (N.Y Muscle, 2003) e italo (Ellboy, 2007), limita le esplosioni adrenaliniche a pochi ma intensi ed infernali episodi tra acid-house (Guede), electro (We Want You), techno ipnotica (Mantra) e disco moroderiana che si fa oscura e terrificante (With You con la collaborazione degli Stereo MCs e Wild at Art ). Dopo anni di onorata carriera dietro le consolle tutto il mondo, il Nostro sembra più interessato all’Electronic Meditation riprendendo dunque le influenze di sempre, quindi la psichedelia sintetica dei Tangerine Dream (Inferno Pt.2) unita all’estetica motorik di Neu!, Can e Kraftwerk (Car, Car, CarWir Reiten durch die Nacht) per un lavoro che si presenta più profondo e straziante.

Come già si riscontrava nel precedente Teufelswerk, le immagini dell’inferno non scorrono più nei club dei bassifondi delle metropoli ma nelle menti offuscate di chi ascolta solitario nella propria abitazione. La gran parte dell’album, non a caso registrato negli studi di Peter Kruder a Vienna, punta ad un ricercato mix di arrangiamenti orchestrali e divagazioni kosmiche musik (Army of Strangers, K-House), atmosfere dark da soundtrack horror e library music 70s come nei synth spettrali di I Want My Future Back o nei terrificanti bordoni su ritmiche g-stone viennesi di High Priests of Hell, che contrappone vocal in francese, un tetro mantra «In the name of Jesus» a urla diaboliche.

Cattura in Zukunftsmusik quel gioco in bianco e nero di alternanza tra energico clubbing, inquieta trascendenza e tormentate riflessioni. Un ascolto di non facile impatto che, alla lunga, cresce e rapisce. 

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