Kraftwerk (DE)

Biografia

I Kraftwerk nascono a Düsseldorf all’alba degli anni Settanta, dall’incrocio di (stru)menti tra Ralf Hütter e Florian Schneider-Esleben. I due sono studenti alla Robert Schumann Hochscule, conservatorio dove imparano l’amore per l’improvvisazione musicale. Entrambi si dilettano nell’uso del sintetizzatore, anche se Hütter utilizza anche l’organo elettrico, mentre Schneider si concede anche all’uso del flauto (suo strumento principale) e del violino elettrico.

Dopo l’accademia, con gli Organisation – autori di un solo album, Tone Float (1968) – i due cominciano ad esplorare quello che molti loro connazionali stanno approfondendo: un misto tra la musica minimalista di La Monte Young e il piacere del ritmo di George Clinton (e dei suoi Parliament/Funkadelic) e di tutta la musica black più funk. Band come Can, Tangerine Dream, Amon Düül (I e II) e tante altre stanno gettando i semi di una musica visionaria che sarà presto e semplicisticamente conosciuta come “krautrock”. I Kraftwerk partono da qui, dallo studio sull’improvvisazione e sulle possibilità del ritmo, per approdare a lidi solo loro, fatti di tecnologia e pulsioni robotiche. Dagli Organisation, durati solo tre anni, Hütter e Schneider escono e fondano i Kraftwerk. Nonostante usino strumenti atipici per il rock, saranno tra coloro che più lo influenzeranno: per fare qualche esempio, senza di loro la new wave sarebbe stata monca, il Bowie berlinese quasi impossibile, gran parte delle musiche elettroniche venute dopo prive di radici e, di rimando, gran parte del pop (da classifica e non) inesistente. 

Il primo, omonimo disco vede Hütter (classe 1946) e Schneider (1947) coadiuvati da altri musicisti, tra cui Klaus Dinger, futuro Neu e LA Düsseldorf. Registrato da Conny Plank nel 1970 e pubblicato l’anno seguente dalla Philips, l’album getta nel migliore dei modi i semi del suono-Kraftwerk: basta puntare l’orecchio sulla opening track, quella Ruckzuck che è motore e Mittelleuropa assieme. Il tutto prima dell’avvento della batteria elettronica. Batteria elettronica che fa la sua apparizione in Klingklang, apertura di Kraftwerk 2, uscito nel 1972 ancora per Philips e ancora con Conny Plank a produrre. Rispetto all’album precedente, viene aggiunto all’armamentario sonoro lo xilofono. È inoltre l’album che vede il rientro, dopo l’abbandono l’anno precedente per disaccordi sulle scelte musicali, di Hütter, l’unico, assieme a Schneider, a prendere parte alle registrazioni. L’album non viene suonato dal vivo che nel 1975, e lì saremo già in epoca Autobahn.

Ad attestare la bi-autoralità principale dei Kraftwerk, qualora ce ne fosse stato bisogno, arriva Ralf Und Florian, del 1973. Il suono si arricchisce di intarsi melodici, seppure all’interno di canzoni che spesso del pop non hanno che un vaghissimo impianto. Label (Philips) e produttore (Plank) sono gli stessi dei precedenti album, mentre il duo si apre, seppure semplicemente con un vocoder e per qualche scampolo fugace, all’uso della voce. Nel disco è incluso un poster “musicomic” creato da Emil Schult, che affiancherà dal vivo al violino elettrico la band e che ne resterà un collaboratore fino ad oggi. Per un’apparizione dal vivo in TV viene assoldato Wolfgang Flür, che si unirà da lì in avanti alla band.

Dei Kraftwerk viene presto a galla la tendenza all’invisibilità: manichini mandati in vece loro a shooting fotografici, interviste rare, tendenze all’auto-reclusione in studio, difficoltà di contatto coi musicisti da parte dell’esterno. I loro concerti diventano degli happening multimediali supportati da proiezioni video. Il 1974 è l’anno della fama, per i Kraftwerk: esce Autobahn. Registrato a Colonia col fido Plank, il disco esce per Philips. Oltre al nuovo entrato Flür alle percussioni, il lavoro vede la collaborazione di Klaus Röder al violino e addirittura alla chitarra. Il vocoder, creato per la band dai due ingegneri del suono Leunig e Obermayer, prende sempre più spazio. Trainato dalla title track uscita come singolo (e ridotta nel minutaggio), il disco trasforma la band di Düsseldorf in una sensazione pop mondiale. Considerato da molti il loro capolavoro, tocca la posizione cinque nella classifica statunitense Billboard. Da qui in avanti, i Kraftwerk non saranno più solo krautrock: sono semplicemente i Kraftwerk.

Dopo questo successo, si unisce al duo Karl Bartos alle percussioni elettroniche. I Kraftwerk del 1975, dopo cinque soli anni di attività, sono a questo punto economicamente indipendenti: lasciano a casa Plank e si producono Radio Activity da soli presso il loro Kling Klang Studio, a Düsseldorf. Distribuito da EMI e Capitol, il suddetto è un disco in cui si sente il tempo speso dalla band nell’approfondimento e nell’aggiunta al proprio suono del minimoog e della tastierona Orchestron, mentre vengono praticamente esclusi violini e flauti. Il tour che segue è quello in cui si crea il codice etico della band on the road, che prevede di non usare droghe o alcool. Una scelta giustificata e voluta per affrontare al meglio, sul palco, strumenti tecnologici complessi. Registrato nel Kling Klang Studio a metà 1976 ed uscito nel 1977 per Kling Klang, Trans Europe Express arriva al secondo posto in Francia, all’ottavo in Italia, al trentaduesimo in Germania, al centodiciannovesimo negli Usa, al quarantanovesimo nel Regno Unito. Flür parla di un disco che va ad inserirsi in un vuoto nato dalla riflessione sulla musica tedesca, essendo i musicisti nati nel secondo dopoguerra e privi di una tradizione musicale vera e propria alle spalle. La tecnologia viene spinta un po’ più in là, con l’uso del sequencer fatto in casa, Synthanorma.

Ancora da Kling Klang viene prodotto The Man-Machine, che viene però mixato agli Studio Rudas, sempre a Düsseldorf. I Kraftwerk sono ormai un quartetto consolidato. Uscito nel 1978, l’album diventerà un successo nel Regno Unito solo nel 1982, arrivando alla posizione numero nove. Al suo interno, due dei pezzi più famosi del gruppo: The Robots e The model, quest’ultima di gran lunga la canzone più conosciuta della band. The Man-Machine è il primo disco a vedere Karl Bartos accreditato come co-autore dei pezzi, e l’unica uscita fino al 1981. Solo dopo tre anni, infatti, vede la luce per EMI Computer World, sempre registrato al Kling Klang Studio. Nel Regno Unito l’album tocca il quindicesimo posto. Hütter, Schneider e Bartos pubblicano il singolo Pocket Calculator in inglese, tedesco, francese e giapponese. Wolfgang Flür, pur presente, non viene accreditato.

Dal 1981 e per i trenta e oltre anni successivi, i dischi dei Kraftwerk sono pochissimi. Nel 1986 esce dopo varie vicissitudini Electric Cafè (o Techno Pop), preceduto dal singolo Tour de France, sorta di manifesto dell’ossessione di Hütter per il ciclismo (ossessione che lo porta ad un grave incidente per fortuna risoltosi nel migliore dei modi). È l’ultimo album con Flür e Bartos in organico, e sarà l’ultimo album tout court per molto tempo. Gli anni Novanta del gruppo sono contraddistinti da qualche tour segreto, da un album (The Mix, 1991, uscito per EMI) che ripropone in versione remix materiale già edito, e dagli abbandoni di Flür e Bartos. Nel 1991 si unisce ufficialmente al gruppo Henning Schmitz (già ingegner del suono della band dal 1978) a percussioni e tastiere. La band prende tempo fino al 1999. Quello è l’anno della re-issue del singolo Tour de France, seguito poi nel 2000 da The Expo. Si tratta di brani che anticipano il primo disco con materiale inedito dal 1986: Tour de France Soundtracks (poi semplicemente Tour de France nella riedizione del 2009) vede Hütter e Schneider affiancati da Schmitz e Fritz Hilpert. L’album riceve apprezzamenti dalla critica e raggiunge buone vendite, aprendo ad un decennio in cui i Kraftwerk suonano ovunque nel mondo, anche sulla spinta delle re-issue di materiale spesso finito fuori catalogo, come The Catalogue, box che nel 2009 include gli otto dischi pubblicati tra il 1974 e il 2003. Dalle esibizioni dal vivo viene fuori Minimum-Maximum (2005), primo live ufficiale della band.

In questi anni, la notizia che più sconvolge l’universo kraftwerkiano è l’abbandono di Schneider nel 2008: è la rottura di un sodalizio con Hütter durato trentotto anni. Fritz Hilpert diventa così ufficialmente un nuovo membro a tempo pieno. La formazione adesso è: Hütter, Hilpert e Schmitz. In seguito, i Kraftwerk continuano i loro tour e nel 2012 lanciano il progetto dei “3D Concert”, spettacolo di performance art fatto utilizzando la tecnologia 3D. Nel 2013 si unisce alla band in pianta stabile, per le proiezioni video, Falk Grieffenhagen. Nel 2014 i Kraftwerk annunciano anche una data italiana, quella del 14 luglio a Roma, all’Auditorium Parco della Musica.

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