Recensioni

Qualche anno fa i Cigarettes After Sex ci avevano mostrato quanto romanticismo fosse rimasto nel bianco e nero, su quella scia si muove Helen Ganya Brown che nelle vesti di Dog In The Snow va a prendersi echi delle voci di Patti Smith (Roses) e Pj Harvey (Monochrome) per immergerli in ritmi dilatati (This Only City), oscuri (Light) e compattati in un dream pop conteso da chitarre riverberate e un’elettronica liquida.
Vanishing Land è un album interessante che in alcuni punti diventa potente e ipnotico. Per esempio, in Dual Terror, che fonde il buon pop con un cantato incalzante e qualche riflesso dei Depeche Mode nel ritornello. Stessa sensazione ravvisabile in Fall Empire, in cui i fiori preraffaelliti di Florence Welch vengono fatti appassire in un’atmosfera calda che combatte con suoni freddi.
Il disco di Dog In The Snow è una buona sintesi di come le intuizioni giuste seguite da scelte stilistiche precise siano appaganti sia per chi le produce che per chi ne usufruisce. Ma, soprattutto, Vanishing Land sembra essere un preludio a un seguito davvero interessante.
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