Recensioni

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Dopo cinque album, risulta difficile considerare ancora i Ducktails di Matt Mondanile come un semplice progetto parallelo rispetto ai più popolari Real Estate. Da un lato, per la costanza e gradevolezza che, disco dopo disco, Mondanile ha saputo ricavare dalla sua creatura solista; dall’altro, per la chiara volontà nel volere ritagliarsi uno spazio personale in cui mettere in mostra declinazioni altre dal pop nostalgico della band di provenienza. Ed è proprio quello che si propone di fare – riuscendoci – St. Catherine, quinto lavoro a firma Ducktails.

Sia chiaro, stiamo parlando di un disco che qualsiasi ascoltatore saprebbe immediatamente riconoscere come “di casa” Real Estate, grazie soprattutto a quelle chitarre delicate e solari ormai marchio di fabbrica del gruppo di Ridgewood, come dimostrano l’intro strumentale di The Disney Afternoon e lo standard sixties della title-track, a ricordare la lezione del maestro Brian Wilson. Ma ci sono anche le stesse atmosfere psych e tropical già esplorate nelle prove precedenti, unite ad un gusto per architetture lounge e dreamy presenti a più riprese nel corso dell’ascolto: ad esempio nei duetti con Julia HolterHeaven’s Room e Church, tra i pezzi migliori del lotto -, dove la presenza di quest’ultima si realizza attraverso cori leggeri e striscianti, un dolce contrappunto diviso tra raffinatezza sonora e deviazioni sintetiche in grado di arricchire il mood già ben delineato dell’album.

Un delicato equilibrio in grado di fondere stratificazioni kraut e suggestioni psichedeliche (rispettivamente Krumme Lanke e Reprise), condensato in pezzi brevi e mai pesanti, dove vige l’imperativo della godibilità, che rendono St. Catherine tra i dischi più adatti per l’estate, e Matt Mondanile tra i chitarristi più riconoscibili degli ultimi anni.

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