Recensioni

Dunk è l’atto d’esordio dell’omonima band, nata dall’incontro tra i fratelli Ettore e Marco Giuradei (fondatori del gruppo bresciano Giuradei), più Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e O.R.K. Dunque, trattasi di supergruppo. E come tale si porta dietro il retaggio artistico, riconoscibile o meno che sia, di ciascuna delle band madre. Inutile quindi giocare a “cosa somiglia a cosa”. Diciamo solo che dei Marta sui Tubi c’è il piglio cantautorale sghembo, dei Verdena e del loro lascito post-indie figurano invece certe esplosioni al calor bianco e psichedeliche, mentre dei Giuradei c’è la classe del cantautorato rockish di alta classe.
Ovviamente, il tutto è maggiore della somma delle sue parti. E questo anche quando i pezzi contenuti in Dunk virano di brutto verso lidi prog-rock Seventies (Avevo voglia, a dispetto delle percussioni afro, e a parte il ritornello “pestone”, richiama alla mente nientemeno che le partiture sghembe di certa Premiata Forneria Marconi), oppure verso lidi post-folk “giuradeiani”, che coagulano in fichissima ballata narcotica (la tosta Mila), o ancora verso forme di feedback-pop che fanno molto early Nineties (Amore un’altra sarebbe piaciuta un sacco a dei Superchunk giovincelli), fino a scadere nell’auto-citazione con Stradina (che rimanda ai numeri sincopati intermezzati da brevi sfuriate rock’n’roll, tipici sia di certe cose dei Verdena sia dei Marta sui Tubi).
Encomiabile poi il lavoro sui testi (vergati dalla penna di Ettore Giuradei), che funzionerebbero come poesiole autonome anche, o forse soprattutto, senza la musica. A conti fatti: un ottimo debutto, con enormi possibilità di crescita.
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