Recensioni

7.2

Dopo il buonissimo, omonimo esordio del 2016 costato la bellezza di 452 dollari, 11 centesimi e una cassa di birra, Durand Jones e i suoi Indications tornano con un nuovo album e rinnovato vigore. Originari dell’Indiana, terra di pannocchie, demogorgoni e Larry Bird (anche lui studente come i Nostri alla Bloomington University, anche se per pochissimo tempo, ma questa è un’altra storia…), Durand Jones e le indicazioni confezionano con American Love Call un pregevole lavoro di Midwest Soul. I punti cardinali dei cinque sono sempre gli stessi: Curtis Mayfield e The Impressions, ovviamente, ma anche la nuova/vecchia leva soul con il compianto Charles Bradley e la vecchia tigre, sempre in pista, Lee Fields, in cima al Pantheon della influenze della band.

Si parte a razzo con Morning in America e Don’t You Knowe Circles, che dimostrano la voglia della formazione di fare le cose per bene, per poi rifiatare su Court of Love, ballad straccia-mutande condita da steel guitar e falsetti, e sciorinata con bravura dalla band. Si procede sempre su buonissimi livelli con Long Way Home, basso sbarazzino e una signora prova di Jones, per poi spostarsi sul secondo trittico degno di menzione e composto da Walk AwayWhat I Know About You Listen To Your Heart, vero e proprio cuore pulsante di American Love Call. A chiudere i giochi pensano Sea Gets Hotter, How Can I Be Sure e True Love, degna chiusura di un lavoro pregevole e ben fatto.

C’è qualcosa che non funziona in American Love Call? Quasi nulla, ci verrebbe da dire: è ben suonato, ben arrangiato, le tracce ci sono e sono ben scritte ma, forse, sono un po’ troppe: le classiche discussioni da lana caprina, certo, ma uno split del disco in due parti avrebbe forse giovato. Sia chiaro, alla fine dei conti merita, e questa è l’unica cosa importante.

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