Recensioni

6.5

«Le parole sono ingredienti sopra uno scaffale / Puoi usarle come ti va» (Come Battisti) è la citazione più calzante di Amore Povero, disco d’esordio di Dutch Nazari, rapper padovano attivo dal 2011 che, dopo aver fondato il collettivo Massima Tackenza, ha pubblicato gli EP Diecimila lire (2014) e Fino a qui (2016) con l’etichetta Giada Mesi di Dargen D’Amico. La parola, forma d’espressione centrale del rap, è l’elemento, insieme alla sintassi, su cui si basa la ricerca poetica di Nazari: un rap molto narrativo, che usa il lessico al servizio della storia piuttosto che del ritmo musicale.

In bilico tra cantautorato, electro-pop e rap elegante, altrimenti detto cantautorap, l’album ha come riferimento una scena italiana sempre più affermata in cui l’ingentilimento da “rap cortese” fa da padrone, declinato in sottogeneri che si muovono sui binari che questo stile ha diramato negli ultimi anni: dall’indie-rap tendente all’old school di Willie Peyote (presente qui col featuring in Un fonico), o nella scrittura tesa, calibrata e colta di Murubutu, fino al rap-pop di Dargen e di Coez, coinvolto in questo disco con la sua etichetta Undamento. Come gli autori appena citati, anche Dutch Nazari ha un approccio al rap in controtendenza, libero dai clichè più comuni, fuori dalle leggi comportamentali e dall’immaginario fin troppo definito dell’hip hop. Della serie: la controtendenza di ciò che è stato controtendenza. E se non è una notizia il fatto che Mecna non abbia tatuaggi, non lo è neanche il fatto che Dutch Nazari non fumi e sia felice così. Il rapper padovano, senza presunzione, vuole raccontare ciò che impaurisce la generazione dei ventenni di oggi: la ricerca di un amore semplice (non quello à la Fedez e Ferragni, per intenderci), quotidiano («Perché c’ho pochi mezzi, non ho una Ducati / ma ho controllato il listino prezzi, innamorarsi è gratis» dalla title track), la paura di partire ma anche di restare, la tecnologia che invade le nostre vite, il tòpos della personificazione sigaretta/donna; il tutto incastonato in una cornice dal tono amarcord («Ci sono cose nella vita che non tornano più e prendono risvolti a volte anche inattesi», in Volpi e Poggi), senza dimenticare, quando serve, l’ironia.

La forma racconto di Nazari lascia poco gioco all’immaginazione o al mistero: più che evocare un’atmosfera, qui troviamo l’esplicitazione dello svolgimento delle storie, di cui Dutch non è solo l’io narrante, ma anche l’io narrato, e tutto si svolge attorno al suo intimo punto di vista. La metrica, su flebili risonanze di Dargen D’Amico, non incontra controtempi forti, nessun sussulto e dissesto tra musica e testi, ma segue con linearità il percorso tracciato dalle parole sulla pagina. Talvolta si percepisce la rigidità delle scelte linguistiche su una base esclusivamente semantica, tanto più se si considera che la combinazione metrico-ritmica è un fatto di stile oltre che di mestiere. Ma se alcuni passaggi risultano fin troppo prosaici (il ritornello di Sui divanetti, ad esempio), altri riescono ad essere semplici, efficaci e ad arrivare dritti al punto (Amore Povero), aiutati anche dalle rime interne che nello svolgimento del ritmo vivacizzano i versi carenti di rime classiche (a fine verso), e sono i momenti in cui Nazari trova l’equilibrio tra il senso e il suono, come in Così Bravi.

Non a caso la musica, affidata a Sick et Simpliciter, si colora di un electro-pop facilmente malleabile e adattabile al testo, dalle basi fresche à la Cosmo con qualche punta di Aucan, non così cupe ma più dreamy, (Near Venice, Così Bravi), molto vicine allo stile dell’ultimo Coez. L’asse melodico si riequilibra anche con i ritornelli pop dargeniani (Se ti Sposassero, Proemio e Stupido Paradosso, il migliore del disco) in cui Dutch dà prova di avere doti canore considerevoli. Nei ritornelli (e forse qui sì, per una questione di musicalità) compaiono anche parole in inglese e in francese, un multilinguismo che però si ferma all’enunciazione di termini stranieri e non ambisce a una ricerca vera e propria di neologismi creativi. Gin Jack Havana Cointrau (feat. Wairaki) rappresenta invece un tulipano in mezzo a un campo di girasoli, con la base meno electro-pop e più hip hop/trap, tesa al racconto di una ambientazione/sensazione più che di una situazione, al contrario degli altri brani.

Con Amore Povero, Dutch Nazari si è messo alla prova compiendo un lavoro non semplice, anzi complicatissimo. I testi, nonostante non abbiamo sempre grande forza evocativa, celano il carattere e la determinazione a non omologarsi di Nazari, artista su cui scommettere ancora da qui ai prossimi anni.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette