Recensioni

La voce di Emily King è veramente bella, si lascia modellare, gioca con i sospiri, le pause e i moduli; il cantato della musicista nata a New York, figlia d’arte cresciuta in mezzo al jazz e ai palchi americani, tende a rassicurare, con la sua miscela educata di soul e r’n’b; un’attitudine che si rispecchia nello spazio sonoro scelto in questi ultimi anni, un groove che sembra non avere pretese eccessive né slanci troppo determinati. A meno di un anno di distanza dall’uscita di Scenery, la King decide di lavorare a una sorta di dieta musicale, dando alle stampe un lavoro che raccoglie solo le versioni acustiche dei suoi brani già pubblicati.
Sides arriva così a mettere sul piatto una nuova e forse non del tutto riuscita veste minimalista in quella che appare una cornice ancora poco a fuoco. Lavorare in chiave acustica può spesso essere un rischio se la alla base non si ha una certa solidità compositiva. Va detto che i brani rivisitati in Sides non hanno la caratura dei capolavori né dei brani che riescono a farsi ricordare: la scrittura e l’arrangiamento dell’universo King hanno uno tono sbiadito, un colore pallido in cui si fatica a trovare la direzione principale.
Emily King esprime forse la sua “parte”, il suo “lato” meno chiaro: il groove seducente che ammaliava in Scenery viene qui sistematicamente smontato in favore di una semplicità che diventa banale singalong. E purtroppo anche una voce piena, cristallina, dolce e fluttuante come quella dell’americana non può sorreggere il tutto. Spariscono i synth vintage, le chitarre scintillanti, la seduzione delle percussioni e resta solo l’ossatura di brani che si scoprono deboli e banali.
Teach You, qui in coppia con la compagna di tour Sara Bareilles, cantante da record e oggi attrice di Broadway, assume sì una forma più eterea, ma l’incontro delle due vocalità così angeliche e candide non trasforma quello che era un buon pezzo in qualcosa di più, anzi sembra tagliarne il respiro. Un peccato, vista la vulnerabilità presente nella carezza vocale della King, soprattutto se paragonata alla sfacciataggine che accompagna gran parte di ciò che sembra passare in mezzo alla musica pop dei nostri giorni. Ed è proprio la classe e la credibilità che stavolta sembrano scivolare lontano dai lidi verso cui la King vuole dirigersi. Pensare che l’abito acustico possa da solo risollevare le sorti di un album riuscito a metà è pura follia, anche per chi ha il prezioso contrappunto vocale della newyorchese. Si auspica una ripartenza completa più che un ritorno al vecchio – e sin troppo confortevole – stile.
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