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Un vecchietto guarda l’altro, lascia cadere le bocce come per mettere fine al discorso oltre che alla partita e, con un ghigno cinico, sentenzia: «I giovani d’oggi non valgono un cazzo». Una freddura scatarrata anche «dentro ai bar o sui metrò, in coda alle poste e in cima a un monte, nei fast food, nelle auto blu, in parlamento e in ogni momento». E, per rispondere, i giovani non sanno far di meglio che ballare. Come sicuramente faranno su questa festa electropop quando il Lorenzo nazionale riempirà gli stadi di tutto lo Stivale. Eppure, al ritornello, la zeppola più celebre d’Italia manca l’appuntamento, wanted. Qui deve esserci uno scambio di persona: a cantare e suonare sono infatti gli Ex-Otago, e I giovani d’oggi è la traccia di apertura e il secondo singolo del loro quinto album. Si intitola Marassi, come il quartiere genovese dove sono nati e cresciuti, quello del carcere e dello stadio del derby della lanterna. Un disco prodotto da Matteo Cantaluppi, finanziato dai fan su MusicRaiser e partorito nella Casa Otaghi, un bilocale affittato dalla band proprio a Marassi per vivere e comporre insieme.
Tornando a casa, dunque, i Figli degli hamburger tornano ai giovani ma senza l’ironia del singolo di Mezze Stagioni. E l’aura di Jovanotti si rintraccia ancora nel dub solitario di La Nostra Pelle e nel levare di Gli Occhi della Luna, due pezzi che sembrano usciti dal Safari del Lorenzo nazionale. I synth e l’atmosfera anni Ottanta portano Marassi su una latitudine electropop e dreampop rispetto al più legnoso (strumentalmente parlando) precedente In Capo al Mondo. Eccezion fatta per Stai tranquillo, che ammicca a certo folk americano, e per Non molto lontano, dove ritorna quella stessa voglia di andare. Il primo singolo del lavoro, Cinghiali Incazzati, è una carrellata di selfie, una matriosca di immagini ora quotidiane ora strampalate, ripetute anaforicamente. «Ehi tu, come ti senti? Che cosa sei?», come se a ritrarre meglio una persona possa essere un inventario di metafore più che la sua stessa figura umana. Sulle stesse frequenze lo strano incontro tra Max Gazzé e Future Islands che dà vita alla radiofonica Quando sono con te, ultimo singolo ad anticipare il lavoro. Il Mare degli Ex-Otago è invece una radice quadrata su quello di Carboni, dedica a una figura paterna e il pezzo più cantautorale scritto da Maurizio Carucci. Una madeleine e una filastrocca Sognavo di fare l’indiano, un energizer motivazionale Ci vuole molto coraggio, traccia finale che si ficca agilmente nel cervello come il resto del disco.
Scorre con leggerezza, questo lavoro degli Otaghi, che si rinnovano senza forzare né edulcorare il loro cambio di rotta. Asciutto e spontaneo, non poteva che arrivare da casa loro Marassi, ovvero Genova per gli Ex-Otago, che con lo sguardo proprio di chi torna dopo un viaggio si rivolge a un orizzonte più interiore ed urbano che esotico e lontano. Il talento melodico che contraddistingue la band genovese dagli esordi tiene insieme questa manciata di canzoni fatte di synth e anni Ottanta, una compilation assemblata per far cantare e ballare. Mentre molta gente continuerà con scioltezza a guardare i giovani come i vecchi guardano i cantieri.
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