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Richie Hawtin è sempre stato un apolide della techno: nato sul lato canadese del fiume Detroit, a Windsor, nell’Ontario, già durante l’adolescenza inizia a recarsi nella vicinissima Città dei Motori americana (un quarto d’ora sull’Ambassador Bridge, anche meno tramite il tunnel subacqueo inaugurato nel 1930) per approfondire il verbo sonico sviluppato dai tre di Belleville (Juan Atkins, Derrick May, Kevin Saunderson), ampliare la propria collezione di dischi e magari passare pure qualche bella serata nelle discoteche di zona, mentre il suo primo full-length esce addirittura per un’etichetta inglese, quella Warp fondata a Sheffield nel 1993, che si rivelerà semplicemente fondamentale per (quasi) tutte le future evoluzioni della musica elettronica. La prima avventura artistica solista di Hawtin arriva nel 1990, dopo alcune brevi esperienze collaborative: con l’acronimo F.U.S.E. (che può voler dire sia Futuristic Underground Subsonic Experiments sia Further Underground Sound Experiments) dà alle stampe l’EP Approach & Identity e, di seguito, una serie di tracce sparse tra split e compilation, ma bisogna attendere il 1993 per il primo lavoro sulla lunga distanza, il succitato Dimension Intrusion.

A più di venticinque anni di distanza da quei giorni, Richie Hawtin torna sul luogo del delitto, per celebrare l’importante anniversario con un’espansa e lussuosissima (come dimostra anche il costo quasi proibitivo) ristampa di quell’album: questa nuova edizione, immessa sul mercato da The Vinyl Factory e dalla label di proprietà dello stesso producer canadese (la Plus 8 Records), presenta infatti insieme all’album originale anche i due EP Train-Tracs e l’inedito Computer Space, chicca assoluta di un’operazione dovuta e magnificamente realizzata. Nonostante gli anni passati Dimension Intrusion mantiene tutto il suo fascino avveniristico, confermando il proprio status meritatissimo di classico: tra le quattordici tracce spiccano l’epocale title track (che nel suo mix di techno e ambient spiega benissimo cosa s’intendesse all’epoca per intelligent dance music), il crescendo cosmico di UVA, i Tangerine Dream 2.0 di Into the Space, gli implacabili e geometrici assalti acidi e marziali di Substance Aboose e Mantrac, una che Slac anticipa di pochi mesi il mitico e altrettanto seminale esordio a nome Plastikman (quello Sheet One con copertina in finti trip e della relativa leggenda di una copia con veri cartoni di LSD). Anche le due bonus-track della versione digitale convincono, soprattutto la morbida ed insieme incalzante Downbeat.

I due EP invece svelano la propria natura di corollari, opere satellite del capolavoro, e suonano assai più sperimentali (e, nel caso di Train-Tracs, pure più smaccatamente dance): se l’EP già pubblicato nel ’93 rilegge alcune tracce di Dimension Intrusion rivoluzionandone principalmente la ritmica (si passa dall’omaggio techno e ferroviario ai Kraftwerk di Train-trac1 al micidiale mix ambient-acid di Kaboose), il precedentemente inedito Computer Space si concentra innanzitutto su textures ambientali, ottenute grazie a una confidenza sempre maggiore di Hawtin con la propria strumentazione, in particolare il synth TB 303 della Roland ed il campionatore AKAI S 950.

Impreziosisce ulteriormente questa imponente reissue la veste grafica: tutte realizzate dal fratello del producer, l’artista Matthew Hawtin, le copertine dei tre lavori (qui contenute anche in una versione stampata dall’autore stesso) sfoggiano uno stile astratto che riesce però a comunicare eccellentemente le tematiche predominanti della produzione a nome F.U.S.E., un’incarnazione giovanile del genio di Richie Hawtin, ma che già lasciava intravedere la centralità, l’unicità e la visionarietà di un producer tanto (giustamente) discusso quanto autorevole.

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