Recensioni

7.4

Questa volta Falty Dl, ovvero Drew Cyrus Lustman, producer perennemente alla ricerca di un’identità, l’ha fatta grossa. Non che in passato non avesse mai cercato di cambiare le carte in tavola, anzi. Il newyorchese, a partire da una forte passione per la uk garage, si è sempre mosso ondivago, al di sopra dei generi e attraversando le mode. Molta della sua produzione è, di fatto, una falty dial, ovvero una chiamata sbagliata, un banchetto che ci ha lasciati sempre a pancia piena, e spesso anche troppo colmi, ingolfati dalla botta multisensoriale, dalle timbriche rotonde, dai giri per il mondo immersivi e, via via, sempre più afosi e cangianti, come le grafiche di Hardcourage. D’altro canto, questo è anche il bello di Lustman: un eccentrico newyorchese alle prese con l’elettronica britannica (a partire dal buon esordio Love Is A Liability del 2009), un fornaio di house, jazz, lounge e campionamenti r’n’b/soul/rave.

In The Wild, anticipato da un trittico di brani tra cui uno che apriva alla jungle, Heart & Soul, e che pareva coerentemente convogliare il nuovo lavoro in una naturale declianazione poliritmica, parte da altri interessanti presupposti. Grazie a una iniziale commissione del regista Terrence Malick, che aveva chiesto al producer alcuni minuti di sound design fornendogli anche una corposa libreria di campionamenti, si sviluppa una ricca tavolozza sonica dagli appigli e dalle etichette per nulla scontati. L’aspetto interessante è che ritroviamo tutte le passioni di Lustman e, in particolare, il trittico di etnica, esotismo e jazz in emersione inedita. Le tappe del viaggio: in alcuni casi è la folktronica di Kim Hiorthøy a venire in mente con i suoi minimalismi e incastri pastorali (Untitled 12, Rolling), in altri sembra di ascoltare musica per la danza contemporanea (New Heaven) o soundtrack per film di – ehm – Terrence Malick (Nine con richiami Residents), in altri ancora è il tribalismo psych di Robert Rich e Steve Roach a darti appigli e sfumature interessanti (l’”orchestrata” Greater Antilles Part 1 ispirata, a suo dire, dal film Hunger di Steve McQueen).

In The Wild è lo specchio deformato del solito scarruffato ed eccentrico Falty Dl, sound designer che inebria, droga, tenta di sedurti (con ironia, ascoltate il ritornello di Do Me o i trailer fatti con l’artista inglese Chris Shen) ed è in grado di riempirti la stanza di un mondo di fragranti frivolezze. Arrivare alla fine di un disco del genere è un po’ come tornare da una vacanza senza guide e backpack. Un lavoro generoso e imprevedibile, espressione matura di un uomo in perenne ricerca e dotato di grande spontaneità nel dosare e amalgamare luoghi, ritmi e fascinazioni.

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