• giu
    01
    2015

Classic

Skint

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Quando uscì Halfway Between The Gutter And The Stars, Fatboy Slim aveva già ampiamente coniato un one-man-genre, e cioè il big beat, una sorta di mix fra dance, hip-hop e breakbeat che nei campionamenti di artisti blues o rock trovava le sue fonti principali. Fra gli altri artisti di quella particolare “scuola” ci sono stati, per qualche lungo e bellissimo momento, i Chemical Brothers, i Prodigy, i Basement Jaxx e la Groove Armada, praticamente la cricca della musica house inglese di fine millennio. Il trucco, nelle produzioni di Norman Cook, stava nello scovare riff di facile memorizzazione e metterli in loop con tagli techno, spezzettamenti hip-hop e altre diavolerie, che facevano ballare anche i non addetti ai lavori grazie a un gusto “light”/pop. Prima di questo terzo disco, il musicista inglese aveva però già sbancato con il suo secondo album, You’ve Come A Long Way, Baby, e in particolare con i singoli The Rockafella Skank e Right Here, Right Now.

Bissare il successo del suo apice – di sempre – sarebbe stata un’impresa difficile se non impossibile, anche se Halfway Between The Gutter And The Stars arriva comunque al numero 8 in classifica e raggiunge lo status di disco di platino. A riascoltarlo oggi, suona un po’ datato, anche se ci sono singoli che hanno fatto a loro modo la Storia: uno su tutti, il campionamento di Jim Morrison in Sunset (Bird Of Prey) o la lunga serie di “fuck” su Star 69, presa da I Get Deep del produttore house inglese Roland Clark.

Nel 2000 finisce un ciclo stagionale di ottimismo sul dancefloor e inizia una decadenza che fluttua ancor oggi attraverso le voci dei nuovi melodrammatici nu-soul, e che al tempo già si avvertiva con i primi vagiti dubstep. Questo disco è il canto del cigno della spensieratezza pre-millennial, ha in mente ancora molte spiagge baleariche e una quantità sufficiente di stupefacenti da lasciare il sorriso stampato sulla faccia e non i buchi in vena. Insomma, resta un documento importante per sottolineare la decadenza e la fine di un’epoca. Come quando ci mettiamo a guardare le foto di qualche vacanza passata, anche qui si coglie quel sentimento di gioia per il passato e di tristezza per il presente che sa un po’ di rimpianto.

Per l’edizione dell’anniversario, vengono aggiunti al disco alcuni remix: fra i più interessanti, quelli di Chemical Brothers, X-Press 2 e Stanton Warriors. Il resto non è niente di che.

19 giugno 2015
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