Recensioni

7

Due pezzi vinilici “piccoli” per due band che sembrano d’altri tempi per come distribuiscono incessantemente su formati tra i più diversi, privi di “scadenze” obbligate e incuranti della nobiltà di un medium rispetto a un altro. Per primi quelli che non necessitano di presentazioni, ossia i Father Murphy che con questo 10” molto made in Torino – prodotto da Fabrizio Modonese Palumbo, registrato e mixato da Paul Beauchamp, masterizzato da Marco Milanesio, tutto all’O.F.F. Studio di Torino – continuano sulla linea di quella “liturgia pagana” che ha contraddistinto l’ultimo lavoro lungo Croce ma anche il nastro Calvary che lo anticipava di poco. Lamentations è un mantra ossianico, oscuro e ottundente, fatto di clangori industriali, catarsi mai completa e rituali ancestrali, continuamente ruotante intorno agli elementi topici del duo (Dio, morte, dolore, espiazione, perdono) su cui si stagliano una tromba sofferente e la voce ethereal &haunted della sacerdotessa Chiara Lee (Mercy And Truth) o un fluire di bordoni ciclici che trasformano la nenia dark-folk della title track in una alienante messa nera. Non poteva esistere suono migliore per completare la “trilogia della croce”.

Su territori diversi, ma altrettanto oscuri e forse addirittura più ostici, si muovono i tre Rotorvator che in questo 12” single-sided con lato serigrafato espongono la propria idea di black-metal ibrido. Se quella è la base fissa da cui partire, nella scarsa mezzora del mini c’è angosciosa disperazione a nastro ed elettronica in quantità che ottunde e, insieme, apre squarci di possibilità per un suono che spesso ha corso il rischio di inzaccherarsi nella sua stessa melma. Non avviene in Reliquies, mini che fa seguito all’EP per Dokuro e all’ottimo full length I Vivi E I Morti su Crucial Blast, e che ci mostra efferatezze sonore d’ordinanza tra growl e ampli al rosso, ma con gusto visionario al limite del cinematografico (c’è in filigrana molto horror, ma mai come referente sonoro evidente), dilatazioni che sanno quasi di psichedelia nero-pece e una spiccata predilezione per l’elettronica, mai usata come mero orpello quanto come elemento strutturale nell’elaborazione di mini-suite mobili e selvagge. Si prenda come esempio la parte finale della bonus track digital only Il Terremoto Del 1947 per farsi una idea della concezione di black metal del trio e pure delle possibilità future.

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