Recensioni

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Avevamo perso un po’ le tracce di Fatima Al Qadiri da un annetto abbondante, in particolare dal 12” collaborativo con l’artista e scrittore di stanza a Berlino Hito Steyerl e la poetessa americana, nonché dj e fondatrice del queer party newyorchese #ShockvalueNYC, Juliana Huxtable. La ritroviamo ora perfettamente suo agio – vedi copertina – nei nuovi panni della evil queen Shaneera, alter ego che fin dal nome sta ad indicare, nello slang autoctono della comunità queer / LGBT del Kuwait, una persona che sfida le convenzioni sul gender e la sessualità.

Concetto dietro al nuovo EP a parte, la producer accasata Hyperdub ritorna con una prova convincente, rinnovata nelle soluzioni ritmiche e nell’immaginario ma coerente con quella che è una riconoscibile e personale cifra stilistica che l’accompagna fin dalle iperrealistiche incursioni di Desert Strike EP. Di primo acchito, non sono tanto gli ospiti e/o la coralità a risaltare durante l’ascolto – accanto a Fatima troviamo una manciata di artisti della regione del Golfo come Bobo Secret (alla voce), Lama3an (artista e frshion designer), Chaltham e Naygow (artista che ha preferito rimanere anonima per evitare persecuzioni) – quanto l’influenza che Elysia Crampton ha esercitato sulle nuove composizioni, sia per l’uso di una forma molto desolante e alienata di dancehall, sia per quel climax malvagiamente post-coloniale tipico della producer di origini boliviane, una musicista che, ricordiamolo, assieme al giro di Chino Amobi e alla NON Worldwide tutta, ragiona da diverso tempo su un discorso di razza, classe e sesso nonché sul loro superamento.

In tracklist, vocioni Mortal Combat si mescolano a canti di muezzin androidi e grugni di schiavisti latini, mentre synth carichi di umidità bladerunneriana armonizzano un generale mood “mediorientalisa” (non più Asiatisch dunque) da diapositiva degradata, un immaginario a maglie larghe che ingloba e riassume tante musiche e stereotipi, dall’Omar Souleyman siriano al mixtape immaginario from Vele di Scampia via Gomorra la serie. Come al solito, nel mondo di Fatima tutto è finto, filtrato dalla realtà virtuale, dagli schermi al plasma che deflagrano in esplosioni in altissima definizione (rigorosamente col tasto Mute), ai videogame picchiaduro dei 90s (la title track). Cinque le tracce, tutte belle arcigne e senza troppi fronzoli. Il ritmo non molla mai così come i fighter/vocalist dell’arena sonica. 21 minuti che s’ascoltano compatti come uno statement unico. Il tempo giusto con il tiro giusto.

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