Recensioni

7.4

La centralità di Atlanta nel panorama culturale e mediatico americano (e consecutivamente internazionale) non va riscontrata solamente nello strapotere commerciale dei vari Future, Migos o precedentemente dei meravigliosi Outkast né nella varietà delle uscite, ma nell’influenza che espande oltre i confini (geografici e stilistici): a gennaio era stato il polemico JPEGMAFIA (originario infatti di Baltimora) a sorprendere con un personalissimo sound trap con elementi punk e rumorismi elettronici, mentre adesso è il turno di Ryan Parks – lui sì proveniente e residente ad Atlanta e già attivo da qualche anno con la piccola label Harsh Riddims e con l’alias Fit Of Body – di stupirci con l’esordio sulla lunga distanza, atteso dopo una manciata EP mai meno che buoni. Un album che sfugge le facili classificazioni per proporre un mix unico di elettronica, hip-hop scarno e primigenio e attitudine tra indie-pop e avanguardia.

Black Box No Cops prende il nome dallo skate-park dove Ryan ha trascorso buona parte della sua giovinezza: un luogo dove svagarsi, al sicuro dalle possibili e temibili incursioni di forze dell’ordine non sempre democratiche e progressiste. Questa intimità, questa genuina atmosfera tra il casalingo e l’urbano, è indubbiamente uno dei punti di forza delle undici tracce di questo debutto: dal minimalismo tra garage ed house dell’iniziale Untitled ’12 all’electro-funk autarchico e autistico di Eighty-One, passando per il soul lo-fi di Heavens No. 1 (non distante dal primo Toro Y Moi), le reminiscenze nineties della brevissima Migration e l’incedere thrilling dell’interludio Sniper, è tutto un trionfo di intimismo dance e di quella sensazione insistita di do-it-yourself, accentuata anche maggiormente nella seconda parte del disco dove, a partire dalla filastrocca riottosamente downtempo della title track, prendono il sopravvento colori pastello e atmosfere intimiste e ludiche.

Potremmo parlare di irresistibile patina arty, di suggestioni insolite (che spaziano dal jazz più scattante allo sghembo nervosismo wave e punk), ma sarebbero solo aspetti di un lavoro che centrifuga la storia della black-music più indipendente e meno allineata per darne una rappresentazione tanto originale quanto geniale e coinvolgente.

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