• Mag
    01
    2010

Album

Warp Records

Add to Flipboard Magazine.

Il secondo album su Warp di FlyLo, dopo il capolavoro Los Angeles, era atteso come uno dei dischi del 2010. E per molti lo sarà. Sicuramente si tratta di un lavoro importante, che segna una svolta nel percorso artistico dell’uomo e si candida a possibile cartina al tornasole di tutta una scena e un suono. Steven sogna big band live che mischino elettrico ed elettronico ed è in questo senso che si muove, attraverso l’integrazione forte di elementi suonati accanto a sample e suoni di sintesi: il basso di Stephen “Thundercat” Bruner, gli archi arrangiati da Miguel Atwood-Ferguson, il sax del cugino Ravi Coltrane e l’arpa di Rebekah Raff (simulacro musicale e spirituale della madrina silenziosa del disco sotto il segno cosmic, la prozia Alice Coltrane).

Cosmogramma sconta però la pressione che vi si è creata intorno, Steven ansioso di sperimentare a tutti i costi suoni e soluzioni nuove. Abbandonato il mood fumoso, intimista e bluesy di Los Angeles, la psichedelia lotusiana prende ora una piega progressiva, con tutto quello che questo significa sotto il profilo della sperimentazione, del collagismo e dell’onanismo. Abbandona il focus sul glitch e sul wonky e si fa influenzare dagli amici produttori (il barocchismo di Daedelus; l’enfasi su una ritmica aggressiva e il clash di elementi di Hudson Mohawke), allargando i riferimenti e presentando una tavolozza così ricca che rischia di sembrare a tratti pasticciata. Il lavoro è disomogeneo e manca di una direzionalità forte, in tensione tra una manciata di pezzi eccellenti (quelli più tradizionalmente lotusiani e quelli dove la matrice progressiva-accumulativa trova il giusto dosaggio) e numeri invece eccessivamente lavorati, sovraccarichi di elementi, superprodotti.

Da incorniciare: la siderale Zodiac Shit; la dilliana Computer Face; una And The World Laughs With You che fotografa la convergenza di rock e hip hop verso i territori dell’elettronica (col cameo, ectoplasmico, del più calzante dei padrini possibili, Thom Yorke); Do The Astral Plane è la take house che spacca; Satelllliiiiiteee unisce ad arte wonky, tribal, latin e Quasimoto; Dance Of The Pseudo Nymph è il compiuto aggiornamento di quello che suonavano i Soft Machine su Third. Il resto sono esercizi piacevoli (il controtempo sospeso di Mmmhmm; il delizioso intermezzo lounge, con una mutazione degli accordi di Fall In Love, di German Haircut) e prove tecniche di prog glitch hop (orge di suoni esagerate, macedonie ricoperte di gelatina sampledelica/laptopistiaca; ingredienti in ordine sparso: breakbeat, superscale di basso slappato e cascate di arpa, archi cinematici e superenfatici, pseudo freejazz peggio del Madlib di Young Jazz Rebels, Laura Darlington). Hype kills? Al cinquanta per cento.

29 Aprile 2010
Leggi tutto
Precedente
Fausto Rossi @ Caracol, 26 marzo 2010 Fausto Rossi @ Caracol, 26 marzo 2010
Successivo
Future Islands – In Evening Air Future Islands – In Evening Air

album

artista

Altre notizie suggerite