Hudson Mohawke (UK)

Biografia

Hudson Mohawke è lo pseudonimo di Ross Birchard, un producer nato a Glasgow nel 1987. Partito da un wonky macchiato di sperimentalismi glitch, nel 2009 entra nel roster Warp e diventa in breve tempo il nome di punta del Glasgow Sound firmando collaborazioni con artisti di grosso peso e approdando ad un hip hop potente e rotondo. All’età di 15 anni diventa il più giovane finalista dell’edizione inglese di DMC, la competizione mondiale per DJ. Inseritosi nella vita elettronica di Glasgow suonando nella radio universitaria Subcity Radio con lo pseudonimo di Dj Mayhem, adotta in seguito il moniker Hudson Mohawke.

Dopo un introvabile LuckyMe EP nel 2005 e il progetto hip hop Heralds of Change in coppia con l’irlandese Mike Slott – con cui pubblica quattro EP 12” (Show You nel 2006, Secrets, Puzzles e Sittin’ on the Side nel 2007) – e dopo aver partecipato con il wonky singhiozzato e sporcato di glitch della traccia Free Mo all’EP Choices Vol. 1, Birchard pubblica nel 2007 un 7” – che rappresenta la prima vera prova a nome Hudson Mohawke – composto da 3 tracce (Star Crackout, Root Hands e Everybody Else Is Wrong) tese tra sperimentalismi wonky e screziature glith hop. L’anno seguente è invece la volta di Ooops!!! EP, primo abbozzo dello stile che diventerà il marchio di fabbrica del producer scozzse e che in breve tempo diventa oggetto di culto nei circuiti underground della Glasgow elettronica.

Nel 2009 Hudson Mohawke entra a sorpresa (se si considera la limitata quantità di materiale prodotto e ufficialmente pubblicato) nel roster Warp, per cui pubblica nello stesso anno Polyfolk Dance EP: il disco rende evidente tanto il talento del ragazzo quanto la ricerca di un’espressione personale non ancora del tutto a fuoco, tra distorsioni gospel che saranno meglio sviluppate in futuro (Polkadot Blues), cadenze wonky in zona Shlohmo (Monde), qualche interessante sperimentalismo glitch (Yonard) e decostruzioni funk in scia Squarepusher (Ovrnight). Poco dopo arriva prevedibile l’LP di esordio Butter: «sopra una base consapevolmente wonky, non immune da fascinazioni J Dilla, troviamo videogiochini e breakbit, a cui si aggiungono post-post-rave, post-Aphex Twin e tastierine coriandolose», scrive il nostro Gabriele Marino; personale ma non troppo, non nuovissimo, sicuramente promettente. A chiusura di un 2009 da incorniciare per il producer, arriva anche il singolo Joy Fantastic con featuring di Oliver Daysoul, un hip hop festaiolo, plasticoso e allegramente psichedelico.

Targato 2010 è invece l’EP Satin Panthers: evidente è l’evoluzione del sound di Birchard verso le coordinate che lo identificano oggi nell’immaginario collettivo. I beats si fanno sempre più spessi e plasticosi, per un hip hop più “ciccione” che mai, equamente nerd e tamarro, e pieno di rimandi (come nei synth vaporosamente ’90 della conclusiva Thank You). Hudson Mohawke sembra aver finalmente trovato la sua cifra espressiva, e lo dimostra ulteriormente nel successivo EP Pleasure (2010), in cui flirta con forti contaminazioni R&B anche nei vocals e si circonda di feat. altisonanti come Keri Hilson, Lil Wayne e Aaliyah, chiudendo infine con un remix di Gucci Mane (Party Animal).

Nel 2013 viene pubblicato il primo EP a nome TNGHT, un duo formato dallo stesso Hud Mo con Lunice (conosciuto nel 2008 in occasione del primo tour di LuckyMe Records), con cui viene anche prodotta la traccia Blood on the Leaves contenuta in Yeezus di Kanye West. L’EP, la classica collaborazione iper-hyped buonissima ma con un familiare profumo di capolavoro mancato, «si consolida su un intelligente situazionismo wonky e ribadisce l’attenzione sulle peculiarità del Glasgow sound», scrive Carlo Affatigato in sede di recensione, «riprendendo in mano le immersioni liquide dell’aquacrunk (Bugg’n, post-hop come se piovesse resina), le bassline grasse che confermano la vicinanza al dubstep (Goooo, quell’inquietudine psicotica di cui solo certo wonky è capace), il perfezionismo ritmico del migliore estro britannico (Easy Easy mai scontata e in equilibrio costantemente instabile) e – of course – l’indispensabile iniezione footwork di Higher Ground, l’esempio più compiuto ad oggi di quell’affinità elettiva innegabile tra juke e wonky

Dopo la pubblicazione, sempre nel 2013, di un singolo (100hm) incluso nella colonna sonora del videogioco GTA V, Hudson Mohawke torna sulle scene nel 2014 con l’EP Chimes: secondo il nostro Daniele Rigoli, «un lavoro che addolcisce i toni rispetto al passato e cerca di ritrovare forza e ispirazione da quella cameretta da cui tutto è partito. […] minimalismo (Brainwave), coerenze grime / hip hop (Chimes) e una salvifica melodia videoludica e poligonale ai synth (King Kong Beaver).[…] Un lavoro breve, troppo breve, ma che nulla dà (e neppure toglie) al talento del producer».

Il secondo LP del producer, intitolato Lantern, esce il 15 giugno 2015, e costituisce un deciso (e riuscito) tentativo di smarcarsi da rigidi “inscatolamenti” di genere e tentare vie inedite. Allora ai grassi synth marchio di fabbrica di Birchard si affiancano orchestrazioni e patine gospel grime, per «un album godibilissimo» che, come scriviamo in sede di recensione, arriva «da parte di un producer che sembra avere ancora tanto da dire».

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