• Apr
    01
    2016

Album

Bayonet Records

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Fuori dagli schemi statici del circuito nostrano esiste un fiorente panorama di audaci indie-girl, talentuose outsider in grado di ridisegnare alcuni confini stilistici e sonori legati alla lezione pop-rock. È il caso del progetto Frankie Cosmos, alter ego della giovanissima cantautrice americana Greta Kline, venuta fuori dal purgatorio di Bandcamp mettendo in fila convincenti pubblicazioni marcatamente lo-fi. Dopo gli ottimi riscontri ottenuti con il precedente Zentropy (album pop dell’anno per il New York Magazine), la polistrumentista newyorkese torna a far parlare di sé con Next Thing, affinando le armi che le avevano consegnato lo scettro di reginetta anti-folk: una scrittura tagliente ed estremamente comunicativa, spalmata su intrecci sonori edulcorati e minimali.

Pulsioni a colpi di synth miste ad un individualismo chitarristico: sembra questa la ricetta che Frankie Cosmos suggerisce per scavare con immediatezza nell’immaginario dell’ascoltatore. Così come ha il sapore di un celato invito ad essere stringati – nella vita come nel comunicare – la scelta di racchiudere 15 brani in meno di 30 minuti di registrazione: l’anomalo canzoniere che connota Next Thing è d’impatto come una rapida pennellata (Floated In), e così hai la sensazione di venir risucchiato in una spirale testuale/sonora densa, proficuamente dialogica. Nei suoi vagheggiamenti costruiti su saettanti enjambement (If I Had a Dog), la rotta finisce per collimare (in Embody o Sappho) con l’exploit targato Courtney Barnett – altra bohémien della forma canzone – sulle tracce dell’ottimo Sometimes I Sit and Think, Sometimes I Just Sit, così come l’aura 60’s latente ed immaginifica pare voglia spalleggiare la tesi sostenuta già diversi anni fa dai Belle and Sebastian di The Boy With The Arab Strap. L’impalcatura sonora è sempre funzionale ai pensieri trasparenti della Kline e, guardando in fondo a questo abisso indie-pop, puoi scorgere anche quel pizzico noisy (What If), immancabilmente lo-fi, che ha connotato anche l’ultimo lavoro firmato Thao & The Get Down Stay Down. La natura non rigorosa e schematica dell’album è aperta a mille intuizioni e si spinge sulla strada del songwriting tipicamente pop proprio della giovane londinese Erin K, a sua volta venuta su dalla più classica condizione di “musicista da cameretta” e in breve tempo presenza fissa e importante nella scena indie-folk inglese.

I tanti spunti offerti da Next Thing rendono l’ascolto un bagaglio leggero di suggestioni ed emozioni piacevoli. Un disco che, nonostante la verbosità e l’assenza di qualsiasi rigore compositivo, attecchisce ed è difficile da abbandonare. Lo stato di grazia di Greta Kline conferma la natura di un’artista che – al momento – non può far altro che migliorare e maturare.

4 Maggio 2016
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recensione

Courtney Barnett

Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit

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