• ago
    26
    2013

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Domino

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“Godiamoceli pure, finché durano”. Così scrivevamo nel 2004, subito dopo l’ascolto del fortunato esordio omonimo. E infatti ce li continuiamo a godere, i Franz Ferdinand, oggi più che mai; sicuramente più di nove anni fa, quando il nostro spirito critico era ottenebrato da una spasmodica ricerca, all’interno del revival post-2000, di qualcosa che non fosse una meteora, di qualcosa che lasciasse il segno, di qualcosa che fosse profondo, perbacco. E se avessimo del tutto mancato il bersaglio? Se il punto fosse proprio il non essere profondi? O almeno esserlo senza darlo troppo a vedere (le lyrics, ad esempio; Kapranos ha studiato da Ray Davies, ricordiamolo), che è ancora più cool?

Insomma, nel suo quasi immediato riallacciarsi a quel fatidico debutto (che, tanto per ribadirlo, è uno dei dischi migliori del decennio passato) scavalcando le velleità electro-dub (nemmeno poi così marcate, dai!) di Tonight …, questo Right Thoughts, Right Words, Right Action ci ricorda definitivamente cosa erano, sono e saranno (finche’ vorranno loro, a prescindere dalla nostra idea di “durata”) i Franz Ferdinand. Degli intelligentissimi artigiani indie pop che dietro l’immarcescibile e sbandierata cazzoneria e legeresse rivelano di saper padroneggiare come pochi altri la materia, mettendo insieme quegli elementi giusti (disco, garage, post-punk, synthpop… li sapete, dai) che, certo, li sai riconoscere a primo ascolto ma provaci un po’ tu a sintetizzarli così, e con questo spirito da eterni ragazzi, per giunta. Se l’approccio è questo, di volta in volta la differenza la possono fare solo l’ispirazione e le canzoni; solo da quello dipende la riuscita dei dischi, e la scelta di non inondare il mercato di pubblicazioni e di lasciar scorrere un po’ di tempo tra una capatina in studio e l’altra si e’ rivelata una strategia assolutamente vincente.

Nel caso di questo disco, poi, siamo stati fortunati, perche’ da Brief Encounters a Evil Eye fino a Treason, Animals e’ tutto un vorticare di ritornelli che, nonostante (o forse per merito de) la brevità di ascolto – trentacinque minuti complessivi di durata – restano impressi nella corteccia, lasciando agli ascolti successivi il gusto di rintracciare la cura degli arrangiamenti, del songwriting, dei dettagli, dei rimandi. Insomma, se ai tempi di Take Me Out non potevamo che riportare il loro approccio frullatutto alla febbre emulativa post-Strokes, adesso di fronte a singoli altrettanto validi come Right Action e Love Illumination non possiamo che convenire sulla straordinaria bontà della formula, a prescindere dal contesto in cui è calata. Sì, stiamo sostanzialmente dicendo che i Franz Ferdinand sono un classico, e che tra altri dieci anni ci aspetteremo esattamente un disco altrettanto buono.

26 Agosto 2013
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