Recensioni

7.2

Messa in pensione nel 2011, dopo un Refuse; Start Fires che mostrava un po’ di stanchezza e ripetitività, la storica e prolifica incarnazione principale, quegli Scorn che da duo insieme a Nick Bullen si erano ben presto trasformati in un progetto solista con cui sviluppare ibridi industrial-dub, Mick Harris aveva scelto di ritirarsi dal mondo della musica, optando per la vita privata accanto alla paziente moglie Helen: una condizione che è durata solo per qualche anno, dal momento che era inevitabile che in un’artista mai domo come lui tornasse a farsi sentire il richiamo alla creazione e alle frequenze più basse e disturbanti.

Rispolverato così il moniker Fret, utilizzato per una sola, omonima, produzione ventidue anni fa su Downwards, Harris torna a fare ciò che gli riesce meglio: dieci brani tra ritmiche affilate e bassi pesantissimi, tra distorsioni apocalittiche e accelerazioni soffocanti, che ci ricordano immediatamente perché il suo nome sia rispettato tanto in ambienti metal (è stato lui, agli esordi con i Napalm Death, a sdoganare definitivamente il blast beat) quanto in quelli elettronici, dove la sua influenza è talmente vasta da risultare fondante per movimenti ben distanti tra loro (dall’industrial-techno di Ansome, Perc e Ayarcana a quella sorta di dubstep che gli Scorn avevano immaginato quindici anni prima).

Niente di nuovo, dunque, ma l’impressione è che Over Depth sia un lavoro decisamente più ispirato rispetto all’ultimo a nome Scorn: tanto nei timbri quanto nelle soluzioni dinamiche, il consueto mix di beat serrati e riverberi metallici appare qui elevato al suo massimo, come dimostra una Etched Beaked Point quasi insostenibile.

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