Recensioni

TOP
7.4

Anno Domini 2018: populismi, accelerazionismi, trap e playlist circondano l’essere umano, che ha un gran da fare per capire che succede. I decreti legge si fanno su Twitter, le relazioni interpersonali filtrate e impacchettate attraverso i social. In tutto questo crepuscolarismo, ci sono degli spiragli, luci che passano attraverso piccole crepe. Una di queste sono certamente gli Idles, band che è riuscita addirittura ad arrivare ai vertici della classifica UK nonostante il suo essere così «diretta e brutale», e quindi poco commestibile nell’era dei prodotti scintillanti costruiti per i grandi numeri su Spotify e YouTube. Ci sono poi i Fucked Up, sempre fedeli a loro stessi, eppure costantemente attratti da un eclettismo puro, che ben rappresenta la cifra artistica della band.

Andiamo dritto al punto: Dose Your Dreams è un disco necessario, uno degli album più importanti del 2018. Lo è sia musicalmente, con le varie declinazioni che la matrice punk riesce ad avere lungo le diciassette canzoni raccolte in esso, sia concettualmente, con l’occhio chirurgico che affonda il bisturi sul periodo storico che stiamo vivendo e sui rapporti interpersonali, delicati fili di seta pronti a spezzarsi da un momento all’altro. Fedeli a loro stessi (ma potremmo dire anche «alla linea», dato il loro amore per i nostrani Cccp), i canadesi (passati di recente da Matador a Merge) si liberano da qualsiasi costrizione estetica e si divertono, creando un disco nato da visioni opposte tra i membri della band, che sintetizza tutta la loro capacità artistico-narrativa. Il retro di Normal People, l’american sound di Living A Simulation o l’elettronica di Mechanical Bull lasciano intendere quale groviglio caleidoscopico sia Dose Your Dreams: un album lungo – più di un’ora e un quarto di musica – che scorre via con una naturalezza sconcertante. Ha ragione Owen Pallett che, chiamato a suonare gli archi nell’ultimo disco dei Fucked Up, l’ha definito «il loro Screamadelica»: il quinto episodio della scintillante carriera della band canadese fotografa uno dei migliori periodi creativi del gruppo, probabilmente il più incisivo.

In anni bui e aridi come questi, infestati dalla post-verità e dall’ascesa delle destre xenofobe, i Fucked Up sono uno di quei raggi di luce che supera la coltre di staticità e conformismo nella quale società, arte e politica sono incastrate e in apnea. Basta anche il semplice incipit di None Of Your Business Man, o una manciata di versi come «Yesterday I had a life / I had a home / I wore a smile / To sell my soul» per capire di cosa stiamo parlando quando parliamo di Dose Your Dreams, uno degli album più belli e significativi del 2018.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette