Recensioni

La mossa era nell’aria da un po’, anzi ormai pareva strano non fosse già arrivata: tra iniziali freddezze, frecciatine, riappacificazioni a distanza e ospitate parallele sugli stessi dischi (Coloring Book di Chance the Rapper su tutti), era da un po’ che i due pesi massimi della trap georgiana si annusavano. Poi è arrivata Relationship, ovvero il singolo principale di un album (Beautiful Thugger Girls) di cui vi avevamo parlato bene anche su queste pagine, ad aprire le porte di una collaborazione sicuramente attesa e naturale. Dopo l’ulteriore High End con un vampiresco Chris Brown, Super Slimey arriva un po’ a sorpresa, senza grandi proclami – Watch the Throne a suo tempo aveva insegnato molto in merito ai dischi a quattro mani di eventuali BIG – e, diciamolo subito, fa il suo senza strafare.
La stridula schizofrenia sillabica di Thuggy e lo strascicato mumbling di Future sono perfettamente complementari, e spesso la formula adottata è il dove-uno-canta/l’altro-rappa (Real Love è senz’altro il titolo da spendere). Le basi prendono le mosse più dalla doppia uscita di Future nel 2017 che dagli ultimi colorati meticci più poppy di Thug, per cui anche qui abbiamo basi che mescolano fumosità più haunted e spesso quasi ambientali e soprattutto gli ormai consueti flauti, pifferi et similia che dal boom di Mask Off in poi sono il trend da cavalcare un po’ per tutti nel giro (qui abbiamo Patek Water e 4 Da Gang). Quando la traccia è pensata per Young Thug si sente subito, perché spuntano chitarrine belle distese e solari a tratteggiare melodie più aperte e storte al tempo stesso (Killed Before). Manca Metro Boomin in sede di produzione, e la cosa fa un po’ strano, ma è ancora avvolta nel silenzio, affidata agli altri soliti noti Wheezy, London On Da Track e la cricca 808 Mafia.
Tanto le modalità di pubblicazione e distribuzione quanto l’effettivo contenuto vanno non tanto verso la pretesa di un imprescindibile metro di confronto per la futura scena, quanto piuttosto verso l’ennesimo capitolo – a questo giro comune – di due discografie prolificissime e senza un punto di riferimento che sia IL capolavoro. Anche a livello di ospitate siamo al minimo sindacale, con il solo Offset dei Migos presente in una sola traccia, quasi a voler mantenere basso il profilo. Pure all’interno della tracklist questa volta è difficile identificare un pezzo che spicchi. Tutto è buono e niente è buonissimo, ma se le premesse sono quelle che abbiamo detto, va anche bene così.
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