Recensioni

7

Potenziale calciatrice del QPR o dell’Arsenal, percussionista di spessore fin dai 19 anni (Kate Tempest, Kwabs e altri progetti), ma soprattutto spirito autentico di East London, Georgia Barnes riprende il discorso interrotto l’estate scorsa con Come In Ep, un mix di grime, elettronica e pop, che l’ha portata sotto la curiosa e meritata attenzione della stampa specializzata, e pubblica un autoritratto post-punk che è il riflesso di se stessa, vista come persona in crescita, ma già abbastanza matura. Per questo, il titolo del disco è Georgia.

Figlia di Neil Barnes, metà del duo dance Leftfield, Georgia, oltre al gusto per il ritmo e le percussioni, sintetizza una serie di referenti, curiosamente filtrati sotto la lente dell’art/alt-pop in omaggio (dichiarato) a M.I.A. e Death Grips. Altri fili legano l’inglesissima (fin nell’aspetto) Georgia e il suo disco d’esordio con l’alternative dance/hip-hop degli artisti citati: un gusto per l’urban e la politic music che trova le sue ragioni solo nel retroterra socio-culturale in cui la Barnes si è trovata a crescere. Non siamo certamente di fronte al poetry/song-writing della collega Kate Tempest, che, per ovvie ragioni di contesto, indossa il personaggio della poetessa urbana molto meglio, ma il suono di questo disco ha molto a che fare con la musica della strada.

Questo a partire dall’opening track, Kombine, un art pop distorto d’ispirazione mediorentale, sulla scia degli studi compiuti dalla ragazza in Etnomusicologia presso la London’s School of Oriental and African Studies, dove ha imparato e impresso nei brani d’inizio carriera le percussioni Balinesi e la kora, una speciale arpa dell’Africa dell’Ovest. Quest’immedesimazione culturale ha portato Georgia a inserire nel brano un mixtape Pakistani Qawwali datole da un tassista. Il risultato è un brano con una melodia inquietante, che però riesce a risultare non banale, cucito su un buon beat e su un’ottima orchestrazione dei suoni sintetici. La stessa cosa si può dire anche per il singolo Move System, un’ode alla spacciatrice Sheila, attiva dalle parti della West Way londinese. Il brano è ispirato all’hip-hop brasiliano, delle favelas di Rio, ha i beat magnificamente sopra la media e racconta la vita di Londra con semplicità disarmante: essere naughty per cercare di smuovere il sistema.

Scritto, registrato e prodotto nello studio casalingo dalla Barnes medesima, Georgia dimostra di essere un disco maturo, quando distribuisce brani dalla casa dritta accanto a magnifiche ballads, come Heart Wrecking Animal, la vera perla del disco, che, con i suoni estremamente dilatati, gli spazi di vuoto etereo e l’alto impatto emozionale, quasi chiama in causa Oneohtrix Point Never. Sulla stessa scia, almeno a livello di contenuti, Tell Me About It, brano d’urgenza scritto appena dopo la separazione dei genitori: cori new r&b, sotto un tappeto fuzzy coronano il prodotto nel migliore dei modi.

In definitiva, Georgia è un disco maturo di un’artista matura cresciuta a pane e musica, con possibilità infinite di sperimentare le sue macchine e sintetizzare i suoi gusti. Ma la maturità spesso rischia di risultare fin troppo stantia, al punto da – in questo mare di perfezione sonora – non riuscire a trovare la perla nascosta, il brano o i brani che danno un senso all’intero lavoro. Certo che, c’è da dire, Georgia per ora ha qualcosa di più: uno stile e una curiosità lirica e sonora strabilianti. Il resto può aspettare.

Voti
Amazon

Le più lette