Leftfield (UK)

Biografia

Marchiati fin dall’inizio con la tag progressive house, etichetta coniata nel 1991 che, parallelamente a quella di IDM per la techno, voleva evidenziare un marcato distinguo tra chi nel movimento dance di quegli anni si riallacciva alle radici americane e chi, al contrario, massimizzava alcune derivazioni europee, i Leftfield sono stati nelle prime file di un influente gruppo di musicisti/producer che ha rivendicato le origini nobili dell’house e della techno, senza dimenticare la disco e l’electro boogie di Afrika Bambataa. La band si è fatta inoltre pioniera di un nuovo approccio tutto 90s nel rompere i confini tra elettronica e dance, rock e formato album (vedi Lionrock, Underworld, Faithless, Prodigy, Chemical Brothers), avvalendosi di guest star al canto e suonando dal vivo come una “house band” un eclettico sound, ben oltre i confini della citata tag, che ha finito per forgiare la coscienza colletiva britannica.

Formato a Londra nel 1989 – l’anno di Pacific State dei mancuniani 808 State – da due percussionisti session man, il duo inizia la carriera discografica come progetto del solo Neil Barnes (che è ai tempi anche dj del Wag Club). Barnes chiede che le sue prime due produzioni elettroniche in assoluto – Not Forgotten e More Than I Know pubblicate dalla Rhythm King – vengano remixate da Paul Daley, percussionista per i A Man Called Adam ma coinvolto anche nelle produzioni di Brand New Heavies e Primal Sream.

Dopo un iniziale problema contrattuale/paradossale (con Rhythm King che impediva alla coppia di produrre come duo), periodo durante il quale Neil e Paul sono comunque liberi di fare alcuni remix per Inner City, Ultra Nate e non ultimo David Bowie (per il quale elaborano due remix di Jump The Say), i Leftfield esplodono nelle chart nel ’93 con il singolo Open Up (con John Lydon al canto) e poi con l’album Leftism (1995), nominato quell’anno al Mercury Prize (vincerà Dummy dei Portishead).

Sia Leftism che il successivo Rhythm and Stealth (del 1999, con ospiti roots Manuva, Afrika Bambaataa e l’MC Cheshire Cat di Birmingham) mantengono un comune approccio eclettico e afro-futurista, avvalendosi di un’ampia serie di influenze (new age, techno, electro, dub, 70s synth music, breakbeat, trance e post-punk) sotto la direttrice di una emancipata e corposa elettronica di marca britannica strattonata alla bisogna da bordoni acid e sempre con alla base l’amore per breakbeat post-Afrika Bambaataa. Un sostrato comune che lega il duo ad altre coeve formazioni UK come Chemical Brothers o Prodigy, che proprio nel biennio 1994-1995 pubblicavano i fondamentali album Exit Planet Dust e Music For The Jilted Generation.

La ragione sociale cessa ogni attività nel 2002 per poi rinascere nel 2010, con il solo Barnes a dare alle stampe il live album Tourism. Il duo discute la reunion quell’anno con Delay a negare ogni coinvolgimento, pur lasciando campo libero all’ex-socio (i due non si parlavano dal 2002). Leftfield torna così ad essere l’alias di Neil Barnes, che inizia contestualmente un’attività come dj per poi ripresentarsi anche discograficamente con un terzo album, Alternative Light Source, pubblicato a giugno 2015 e con ospiti Channy Leaneagh (Poliça), Ofei, Tunde Adebimpe (TV On The Radio) e gli Sleaford Mods.

Il nuovo corso dei Leftfield è frutto di lunghe session del producer, che decide di esplorare la faccia techno del suono della band attraverso un produzione contemporanea ma sempre attenta ai legami con post-punk e ebm.

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