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In occasione dell’uscita di questo nuovo lavoro abbiamo fatto una chiacchierata con Ghemon, ovviamente (e purtroppo) in videochiamata a distanza visti i tempi e le necessità sanitarie attuali. Il buon Gianluca si è presentato davanti allo schermo sfoggiando una stupenda felpa dei Chicago Bulls, probabilmente sull’onda dell’entusiasmo per la messa in onda di The Last Dance (incalzato sull’argomento, si è detto esaltatissimo dalle prime due puntate). Alla stranezza della promozione forzatamente virtuale ha fatto presto spazio la soddisfazione per un disco dalla gestazione lunga («non perché sia lento o scriva poco, ma proprio perché scrivo troppo e poi devo scegliere, lavorare sui dettagli») e accompagnato dal sapore di chiusura di un cerchio. A sua stessa detta infatti, «questo è il disco in cui posso dire di essere il produttore artistico aggiunto»: un lavoro a tutto tondo di curatela che porta il risultato finale verso un’aura da compendio dell’intero percorso di Ghemon fin qui, da La Rivincita dei Buoni arrivando fino al breakout ORCHIdee e all’ultimo Mezzanotte. E a prescindere dall’effettiva bontà del disco (comunque valido), è da applaudire la scelta di non rimandare ulteriormente la data di pubblicazione in modo da garantirsi una migliore promozione: così fare questo «regalo ai fan» in quarantena è una decisione coraggiosa e abbastanza antitetica rispetto al trend purtroppo dominante.

Una (se non LA) cifra – poetica, stilistica – di Ghemon è sempre stata una trasparenza quasi disarmante, capace da subito di annullare qualsiasi tipo di distanza tra persona e personaggio. Qualcosa che lo colloca immediatamente in una dimensione altra rispetto a tanti colleghi, che alla fine «si ritrovano con dei fan che li invidiano ma che non li ammirano». Anche stavolta la direzione è in forte e consapevole continuità con questo candore programmatico: pur senza particolari virtuosismi o disamine chissà quanto complesse, la penna di Gianluca scivola fresca e leggera di pezzo in pezzo, tra scampoli di vita quotidiana e bozzetti sentimentali in cui chiunque può ritrovarsi del tutto o almeno in parte. Fanno magari un poco impressione le parole – a posteriori, sinistramente profetiche – di Due Settimane, che sembrano parlare volutamente della vita in quarantena, nonostante la pronta smentita dell’autore («No, ma quale cena fuori, non provarci nemmeno / Hai ragione, che i miei amici non li vedo da un po’ / È un momento pieno zeppo di giornate incompiute / E di pessime battute nei gruppi WhatsApp / Di delivery che tanto mangio davanti al computer»).

Musicalmente, Ghemon si conferma l’anello di congiunzione tra Neffa, Tiziano Ferro e Mengoni, con un timbro vocale immediatamente riconoscibile e una palette di suoni che resta in bilico tra hip hop, r&b, sfoglie soul vagamente jazzate e concessioni anche molto pop.  Prendiamo il singolo Buona Stella: strofe con alternanza di due accordi, entrambi minori; poi ritornello con un crescendo da manuale (La minore bemolle/Re bemolle /Mi bemolle minore) che si riabbassa per poi tornare su al punto di partenza (Si/Re bemolle/Mi bemolle minore). È una pop-song perfetta, da risuonare in spiaggia con gli amici (rigorosamente dentro i bussolotti in plexiglass, mi raccomando). Poi arrivano patinati house-funk col pilota automatico (In un Certo Qual Modo), spezie soul equamente divise tra contagiosi ritornelli pop (Cosa Resta di Noi) e ballatone più romantiche e sofferte (Inguaribile e Romantico). Occasionalmente il buon Ghemon sfoggia un rap ancora in ottima forma – vedi Io e Te –  ma s’infila anche lo smoking per indossare i panni del crooner d’antan su stilosi tappeti pianistici (Un’Anima). Nella coerenza che dicevamo insomma, c’è anche spazio per un po’ di sano trasformismo, senza mai strafare ma infilando spesso e volentieri anche qualche finezza: è il caso ad esempio del riff di chitarra e degli archi di sfondo alle strofe di Champagne, brano che sfoggia anche uno dei ritornelli più riusciti. Insomma, diciamo che se Neffa dopo Chicopisco avesse avuto tra le mani melodie migliori, avrebbe potuto fare un disco come questo.

 

 

 

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