Recensioni

6.7

Era da un po’ che Dublino era a secco di iniziative musicali veramente degne di nota – i Jedward vogliamo dimenticarceli. Adam Faulkner, Dara Kiely, Daniel Fox e Alan Duggan, aka Girl Band, sono piombati con tutta la loro veemenza in questo secondo atto del 2015 per rinfrescare l’aria agli irlandesi (e agli altri abitanti del pianeta Terra) stanchi del pop e dell’orecchiabilità, offrendo loro il crudele Holding Hands with Jamie, successore di The Early Years EP uscito lo scorso 21 aprile.

I nove pezzi contenuti nel disco sono una chiara ripresa di band post-punk, alt- e noise storiche quali Big Black, The Birthday Party dell’allora imberbe Nick Cave e molto di ciò che fece parte della scena di Seattle (Melvins, per fare un nome). Spesse linee di basso talvolta ripetitive e batteria martellante sono i due elementi principali su cui si basano le architetture ritmiche, mentre le melodie vengono dettate da chitarre che sembrano seghe elettriche, sopra le quali si erge ululante e paranoica la voce di Faulkner. L’accumulo sonoro dell’apertura Umbongo mette in pieno atto l’inesistenza di una forma ordinata di canzone: sembra di assistere a una performance audio di Pollock, dove schizzi di suono vengono gettati violentemente all’aria per poi cadere pesantemente uno sull’altro. Il singolo Pears For Lunch, una delle perle di Holding Hands with Jamie, ribadisce che per i Girl Band non esistono bridge, chorus e strofe, quanto piuttosto perpetue, lente o repentine mutazioni da un passaggio al successivo, crescendo che non declinano, il tutto immerso in acidi che corrodono in ogni dove.

I quattro cadono nella tentazione della tassonomia solo in BalooIn Plastic e Texting An Alien (in cui compare anche un pianoforte), e progressivamente tornano sulla carreggiata fino a dare di matto in Fucking Butter. Pur dando voce al gruppo, Faulkner non primeggia come si è soliti vedere nelle band: egli è un tassello nel disegno del quartetto, con pari valore e utilità di un qualsiasi altro membro, così come nel rumore bianco sono tante le frequenze che partecipano, anche se l’ampiezza del suo spettro rimane costante.

Per essere un disco registrato in tre giorni, Holding Hands with Jamie è ben pensato, incisivo, brutale e capace di attirare gli amanti di tali sonorità. Ottime le influenze dei Girl Band e le loro idee: incrociamo le dita affinché in futuro sappiano dare ancora il meglio di sé.

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