Recensioni

6.5

Sacrosanto, come il diritto di cambiare, quello di rimpiangere il passato, oppure la combinazione di queste due cose: il nuovo album dei Gomma. Avevano incantato con l’esordio: Toska ci presentava una giovane band cazzuta, originale nella decadenza dei testi e determinata nel centrifugare emo, post punk e rivoli di post-rock in chiave personale. Il ritorno dei casertani alza di una spanna il discorso produzione e suona meno graffiante del debutto, che su queste pagine paragonavamo al furore dei Cloud Nothings. Allo stesso tempo, Sacrosanto sembra trarre la sua forza dagli anni Novanta e, in particolare, da quel piccolo grande miracolo italiano che furono i Prozac +.

Chitarre che ricordano l’acidità de Il Teatro Degli Orrori sorreggono Fantasmi, il preambolo di un album che alterna brani tendenti al noise (Verme) a momenti più riflessivi (Quarto Piano). Il “secondo debutto” dei Gomma suona più aperto dell’esordio e, allo stesso tempo, meno frastagliato per quanto riguarda le linee vocali, favorendo una melodia che va di pari passo con la scelta di lasciare da parte alcune venature math che s’intravedevano in Toska. I testi di Ilaria e soci mantengono intatta l’originalità e quella dimensione intima eppure collettiva che ribadisce quanto il quartetto abbia sviluppato un proprio codice comunicativo efficace e ancorato al quotidiano. Infatti, Tamburo (i cui ricavati vanno dritti a una onlus impegnata nei disturbi del comportamento alimentare) o le “vene piccole” di Come Va, Paolo s’innestano nella mente e sedimentano frasi/slogan forti e densi di significato. In questo senso, i Gomma, seppur giovanissimi, conoscono molto bene gli arnesi del mestiere. Come artigiani cesellano il post punk/emo che sta alla base del loro sound e per Sacrosanto scelgono di ripartire quasi da zero, facendo leva sull’ariosità della loro nuova cifra stilistica.

Lungi da me cadere nel loop del “era meglio il promo”, ma questo secondo disco sembra sterzare in una comfort zone che fa perdere un po’ di brillantezza alla creatura Gomma, che rimane una delle cose più belle sbucate fuori in Italia negli ultimi anni e che, probabilmente, sta cambiando pelle e continuando a rimodellare i propri geni. Dopo questo album dal sapore transitorio, ci mostreranno la loro vera identità. Per adesso, la botta c’è, ma stavolta il livido va via troppo presto.

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