Recensioni

6.1

Piccole Lorde crescono… di numero. Corsi e ricorsi storici insegnano che quando un prodotto funziona, nel giro di qualche mese iniziano a spuntare come funghi prodotti similari, nella maggioranza dei casi qualitativamente inferiori e lanciati principalmente per sfruttare l’onda lunga del successo: quello della cantante neozelandese è stato uno dei più grandi casi mediatici degli ultimi dodici mesi – anche se la sua esplosione su larga scala era prevedibile già dall’EP The Love Club, vedi recensione – ed infatti non sono mancati tentativi di replica, tra i quali citiamo quello, fino ad oggi fallimentare, targato BROODS.

Tra i nomi post-Lorde che con maggiore probabilità potrebbero uscire allo scoperto nei prossimi mesi troviamo senza dubbio Grace Mitchell, sedicenne di Portland che in questi giorni pubblica il suo EP d’esordio, Design, dopo aver contribuito alla colonna sonora del film The Secret Life of Walter Mitty con la cover di Maneater (Hall & Oates). Una predestinata in mano alle major (esce  per Universal/Republic)? Forse, fatto sta che nel momento in cui scriviamo il contatore della sua pagina Facebook conta appena 1.370 fan, segno che il motore della macchina markettara deve ancora mettersi in moto.

Sulla copertina dell’EP la Nostra appare come un incrocio tra Tori Amos e Molly Ringwald e ciò non sorprende, dato che si dichiara grande appassionata dell’alt-pop al femminile anni ’90 (Alanis Morissette, ma anche la stessa Amos) ma con un occhio sempre rivolto agli eighties (vorrebbe essere prodotta da Daryl Hall, sì, sempre lui). Ciò che invece sorprende è il suo essere incredibilmente consapevole di quello che è il suo recinto sonoro, che lei stessa descrive esattamente: “pop accessibile e gradevole ma allo stesso tempo attento alle sfumature indie e all’utilizzo di sample non banali quanto a scelte strutturali più astratte“. Nulla di più, nulla di meno.

Una consapevolezza che è segno di una maturità: la stessa che troviamo anche tra i solchi delle quattro tracce di Design EP, non tanto a livello di tematiche (Broken Over You è il cassico love-drama), quanto a livello sonoro: tutto è molto dosato, senza sprechi o inutili provocazioni (l’epoca delle Lady Gaga o delle Ke$ha sembra veramente lontana), oseremmo dire polite. Runaway è una possibile futura hit radiofonica a metà strada tra Lorde e Ellie Goulding, con un buon equilibrio nel beat tra una corposità di base e alcuni arricchimenti di sample vocali, in Always & Forever viene fuori l’amore per Lana del Rey, qui riproposta in una veste più innocua e meno da “bella e dannata, Broken Over You è una ballad r&b downtempo che avremmo potuto tranquillamente trovare all’interno della tracklist di Goddess di BANKS, mentre la conclusiva Your Design riassume un po’ tutta la sensibilità pop di Grace Mitchell in quattro minuti di melodie di scuola Florence & The Machine.

Non siamo davanti ad un fenomeno, ma se quello che abbiamo ascoltato in Design può ritenersi indicativo, Grace Mitchell sembra possedere solide basi per un roseo futuro.

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