Recensioni

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Avevamo lasciato Graham Coxon nel 2009 a ridosso della reunion dei Blur applaudendo un songwriter rinfrancato dalle regressioni in r’n’r che da sempre ne caratterizzavano il percorso artistico.

All’epoca della sua uscita The Spinning Top – persino un concept album – collocato prima del sicuro successo della rimpatriata con Damon e co. non parve affatto un caso. Era il frutto di frequentazioni, in studio e su palco, di vecchie volpi quali Paul Weller e Robyn Hitchcock e sembrava idealmente chiudere un cerchio con quanti avevano auspicato una crescita indipendente dell’irrimediabile rocker.

Ora in A+E, titolo simile a quello usato da Jason Pierce / Spiritualized nell’album del 2008, parebbe di ritrovarlo ripiegato chissà su quali argomenti di sofferenza Drake-iana e invece Accident + Emergency prende unicamente uno spunto autobiografico: un episodio di avvelenamento da cibo avvenuto nel 2009 a Edimburgo, lo stesso giorno del famoso T In The Park. Dopo una mangiata di ostriche Graham si sentì male ma con qualche flebo e un thé riuscì a presenziare al trionfante concerto. Il nuovo lavoro viene di conseguenza come sunto delle fisse del chitarrista prima delle (probabili, improbabili?) session con i ritrovati compagni di cui si è fatto recente portavoce. E’ il disco che i fan storici di Coxon ameranno e che in parte accontenta anche noi, più esigenti e interessati all’innesto elettro-krauto che sta imperversando in tantissima musica indipendente ed ex tale.

Una risposta al Funeral Blues laneganiano firmata Graham potrebbe essere City Hall, con basso e drum machine a marciare dritte sull’autobahn, oppure l’incedere monocromatico di The Truth o l’hard rock – con fiati in zona Morphine – di Seven Naked Valleys. Ciò che tuttavia è più vero in un album come questo, è lo smarcamento dalla forma canzone in pieno stile Dirty-indie-punk con quegli effetti alla sei corde che conosciamo bene, le incursioni post-punk tout court fino al lato più wave-electro della faccenda (What’ll It Take, altra gemma di krautismi come una bastard song tra i tardi Blur e i Neu! o sul versante hard glam Meet and Drink and Pollinate) e infine le immancabili nugget-delie firmate Kinks (Advise).

La buona notizia è che a quattro anni dal ritorno all’ovile, Graham si porta a casa il più convincente tra i suoi album garagisti, una buona spanna sopra un album duro e puro come Love Travels At Illegal Speeds (Running for Your Life). E pazienza se alla fine si va un po’ di automatismi Beck-iani (Ooh, Yeh Yeh). Se tanto ci da tanto il nuovo Blur (se ci sarà) potrebbe spaccare.

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