Recensioni

Dalla prospettiva di Greg Dulli questo disco solista – il primo vero e proprio, dopo il caso “particolare” di Amber Headlights – nasce sicuramente dalla voglia di creare senza troppi vincoli e di mettersi in gioco senza piani prestabiliti (da cui anche il titolo, Random Desire). Di lasciare fluire naturalmente sentimenti ed emozioni insieme alla creatività.
Dulli in un periodo di pausa dai rinati Afghan Whigs ha pensato a questo disco, lo ha scritto per intero e lo ha registrato suonando quasi tutti gli strumenti e creando molto all’impronta, da solo e con i partner musicali che si è scelto per quest’avventura – tra cui anche l’attuale chitarrista dei Whigs, Jon Skibic, e Mathias Schneeberger, che ha fatto parte dei Twilight Singers: sarà anche per questo che non si avverte una tale soluzione di continuità o differenza di stile rispetto all’ormai lungo curriculum del musicista dell’Ohio.
Questa volta Greg ha voluto fare tutto in proprio, dicevamo, anche semplicemente per mettersi alla prova e «fare qualcosa che fosse completamente mio», come lui stesso ci ha confessato. Nei dieci brani di Random Desire si riconosce immancabilmente l’ispirazione di fondo, l’anima della scrittura di Dulli, quel tocco personale che confluisce per osmosi nei suoi vari progetti. Il soul rock pieno di adrenalina e sempre un po’ teatrale di Pantomima (con una bella schitarrata distorta…) o di The Tide (con un crescendo di elettricità nervosa che si innesta sulla languida eleganza mélo delle prime strofe) non avrebbe stonato sui dischi degli Afghan Whigs – e immaginiamo non ci sia finito per questioni più di contingenza che altro. Simile discorso per Sempre, l’altro uptempo lanciato questa volta da un beat elettronico che si riaggancia piuttosto a certi Twilight Singers.
Ma la firma è inconfondibile, pure con un pizzico di maniera, anche nei brani melodici – tra cui Marry Me, dai dolci accenti country, It Falls Apart, o la ballata un po’ barocca di Scorpio – che da metà in poi soprattutto diventano la cifra predominante del disco e accompagnano Random Desire verso la sua conclusione (forse un po’ di varietà strategica in più qui non avrebbe guastato, ed è l’appunto sostanziale che ci sentiamo obiettivamente di fare). Anche se non dice nulla di sconvolgentemente nuovo sul Dulli autore, il risultato di questo primo album solista a tutti gli effetti è in ogni caso in linea con la caratura (che rimane notevole) di chi lo ha creato – chi ama la sua penna e il suo mondo musicale difficilmente potrà rimanerne deluso.
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