• set
    08
    2017

Album

RVNG Intl.

Add to Flipboard Magazine.

L’eclettismo dei batteristi è una delle più interessanti chiavi di lettura delle musiche 2.0. Fa piacere vedere chi di norma è relegato dietro, in disparte, spesso e volentieri silente motore propulsivo del rock, passare oltre e dimostrare capacità compositive di primo livello oltre che una certa apertura mentale e non solo strettamente musicale. Ne abbiamo un ottimo esempio qui a casa nostra con Andrea Belfi, e ora aggiungiamo all’elenco anche Greg Fox, irrequieto batterista dei Liturgy, passato attraverso le lande free degli Zs e quelle acid-psych dei Guardian Alien, approdato a collaborazioni di primo livello – il supergruppo Ex Eye con Colin Stetson ma anche il Fox Millions Duo col caro Kid Millions degli Oneida – e che adesso sembra aver messo in atto uno scarto non da poco con questo The Gradual Progression. Non tanto e non solo per la materia trattata, una sorta di post free-jazz “elettronico”, come suggerisce la press, quanto per le modalità con cui quella materia viene affrontata.

Responsabile di concept, arrangiamento e composizione – anche se supportato a vario titolo dalla chitarra di Michael Beharie, dal basso di Justin Frye, dal sax di Maria Kim Grand e dalla voce (nella title track) di Curtis Santiago –, Fox si è avvalso non solo di batteria e percussioni quanto del “Sensory Percussion”, un software che permette modifiche e ampliamenti del range dello strumento di origine alla maniera di quanto elaborato da un altro batterista italiano, Davide Compagnoni (Stearica) col progetto Khompa. Poliritmie aliene generate da un drumming post-free, iconoclastia da jazz dei tempi che furono, spiritualità ancestrale ed echi post-(fourth)world si manifestano in sei tracce dalla sensibilità comune, al punto da farne quasi una sorta di mega-suite. Ma a ben vedere il lavorio di Fox, al netto del surplus offerto dal suddetto software, è un continuo cesellare suoni e ritmiche, spostare ascisse e ordinate tra jazz, fusion, rock e sperimentazione, finendo col racchiudere un mondo di possibilità tra gli estremi di Chatching An L, una specie di post-dubstep spiritual jazz-funk, e My House Of Equalizing Predecessors, una improbabile jam tra le irruenze ritmiche dei Liturgy e quelle astratte dei Battles, con in testa la Mahavishnu Orchestra. Il tutto benedetto dall’alto dai padrini Don Cherry e Pharoah Sanders e in terra da quel Milford Graves che già aveva supportato Fox nel precedente Mitral Transmissions, in cui l’americano aveva già tentato una via “molto personale” al drumming-solo.

4 ottobre 2017
Leggi tutto
Precedente
Peacers – Introducing The Crimsmen Peacers – Introducing The Crimsmen
Successivo
UUUU – UUUU UUUU – UUUU

album

recensione

recensione

Colin Stetson

Sorrow. A Reimagining Of Gorecki’s 3rd Symphony

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite