• Set
    13
    2019

Album

Rough Trade

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«Un lavoro di pop gallese con un paio di strofe in Zulu e un titolo in inglese», Gruff Rhys si fa telegrafico nel presentare il nuovo album Pang! uscito a solo un anno di distanza dall’incerto e sin troppo concettuale Babelsberg. Pang, che significa fitta, spasimo, dolore acuto, sembra non aver bisogno di proclami o descrizioni troppo approfondite perché stavolta, a parlare davvero, è la musica.

Quattordici anni dopo l’uscita del suo debutto, Yr Atal Genhedlaeth, il volto della musica gallese contemporanea fa il giro completo con l’uscita del suo terzo album in lingua gallese della sua carriera. Ma Pang! evita di replicare l’esordio, offrendo invece quella che è un’altra piacevole deviazione di stile dall’ultimo album. Gruff Rhys compone con una lucidità impressionante e il totale cambio di atmosfere unito all’uso del gallese, dona ai suoi brani nuova luce.

Una giocosa sperimentazione sembra imporsi come faro nelle dinamiche del disco: Pang! vanta un’atmosfera tropicale e ariosa espressa attraverso ritmiche intrusive, corni occasionali, percussioni vibranti e un sound celebrativo. C’è un sentimento esotico in questo nuovo lavoro che sembra scrivere un nuovo capitolo in un una nuova lingua, a noi misteriosa eppure familiare, sebbene parlata solo da circa mezzo milione di persone. Inizialmente persuaso dall’idea di tirar fuori un album country-rock dal respiro tradizionale, Rhys ha potuto rivoluzionare i suoi piani grazie all’incontro che Muzi, il giovane re Mida sudafricano che ha prodotto e mixato il disco: esperto nel campo dell’elettronica, già al lavoro con gli Africa Express, quest’ultimo ha permesso ai brani di mantenere intatta l’intimità futurista desiderata da Gruff ma con un suono totalmente nuovo, che sa di progresso, di autentica innovazione. E al geniale produttore si devono anche quelle strofe in zulu, lingua del suo paese, come a siglare una collaborazione che diventa amicizia e reciproca stima. Con i suoi tre idiomi, uniti in un abbraccio fraterno, Pang! è un disco che va alla ricerca di ottimismo, catturando nel tragitto gioie e disperazione, in mezzo alla nebbia della disinformazione. C’è una traccia Niwl O Anwiredd (tradotta in inglese The Fog of Lies), che disegna una lunga corsa attraverso la nebbia cercando di decifrare la verità nella confusione delle bugie condotte dai mass media. L’operazione portata avanti da Muzi è demolire, rimodellare tutto l’impianto sonico ma non tentare mai l’azzardo di toccare la voce di Rhys, perla pura dal registro fiabesco.

Nella titletrack, Rhys elenca i motivi per cui si possono sentire queste fitte, la fame, i rimorsi, Twitter (!) dietro a un semplice ma distinto riff di chitarra acustica. La voce a doppio strato domina i versi prima che le percussioni e gli ottoni si sovrappongano al coro per dar vita a un muro di suoni eleganti ed esotici grazie anche ad accordi strumentali particolarmente a fuoco. Dalla filastrocca avvolgente di Digidigol si passa poi alla ballad soffusa, chitarra e voce di Eli Haul che solo momentaneamente pare rallentare il ritmo poco prima che il groove setoso di Niwl O Anwiredd scivoli in una sospensione jazzistica che si regge su ottoni ipnotici e cori ovattati. Ol Bys / Nodau Clust si trasforma in un’invasione electro, con patch à la Daft Punk in attesa della chiusura affidata a Annedd Im Danedd, piccola fanfara medievale dalla melodia stratificata e intensa che evoca una qualità mistica, un modo appropriato per chiudere quello che è un’altra dimostrazione del talento del cantautore nato ad Haverfordwest. Nel disco, Rhys porta la voce con vivace dolcezza donando un’intimità preziosa all’ascolto: il pizzicare silenzioso della chitarra – che ricorda i momenti più lucenti degli Arab Strap – forma la spina dorsale del disco assieme alle zoppicanti percussioni di Kliph Scurlock, una volta nella famiglia dei Flaming Lips.

Sebbene Pang! non presenti la concettualità di Babelsberg o American Interior, è comunque un piacere ascoltare Gruff Rhys abbracciare ancora una volta le possibilità offerte dalla tecnologia sfruttando suoni moderni e globali per migliorare la sua visione sonora. Un ritorno a casa, con infiniti km di distanza sulle spalle, che sa di nuovo inizio.

11 Settembre 2019
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