• Feb
    22
    2019

Album

Fire Records

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Un disco all’anno, sempre tra gennaio e febbraio, e via così. Lo scorso anno Why Not?, quello prima Hear The Lions Roar e quello ancora prima Perfect. Del 2014 è inoltre il disco che ha segnato il ritorno sulle scene della creatura di Jad Fair, l’ottimo Overjoyed. Guardandoci indietro, ascolti alla mano e in cuffia, è andato tutto davvero bene: coriaceo art rock, garage sfilacciato, luccicante jingle jangle, danze scarruffate in puro stile punk’n’r tra Stooges e Velvet Underground, Beefheart e Daniel Johnston, mano de piuma e mano de fero, anche quella dell’esperienza. Non potevamo davvero fare a meno di questa formula di primitivismo rock fatto da adulti, integrata il giusto per poterla far deragliare in ogni istante. E anche la band non voleva mollare, ci aveva preso gusto. Squadra che vince non si cambia: da un lustro sono sempre loro, e oltre al boss vanno necessariamente citati John Slugget, Gilles-Vincent Rieder, Jason Willett e Mick Hobbs. Due chitarre, basso e batteria. Tutto ok, salvo che in questo Invincible la corda è un po’ lasca.

Tra tutti questo sembra l’episodio più prescindibile del dopo reunion. Niente di scarso, s’intende, con il manico di questi signori qua i pezzi si chiudono facilmente, soltanto che testi e melodie di Fair, al solito giocosi, stralunati, stonati, qui un poco più in altalena dada/LSD, perciò fintamente innocenti (sublimi per quello, proprio perché senili), non sembrano avere quella forza lì, quella che serve a farli resistere al tempo. Dice bene la nota stampa, questa è pop music. Pop per gente che non apre una radio dal 1980 o meglio da sempre. Pop fatto ripensando ai 60s e poi passato svogliatamente sotto le ruote di un trattore. Come al solito è tutto adorabile (in particolare No More, con quell’organetto spooky-stupidino e quelle chitarrine nervose in levare), ma quel che non va è che lo è mediamente. In medias res.

22 Febbraio 2019
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