Recensioni

Qualcosa di spirituale, divinatorio, Hayden Thorpe l’ha sempre avuto. Coi suoi Wild Beasts la mitologia entrava nell’elettronica indie del terzo millennio, sezionando ansie e paure di questi anni. Ora, in questo salto solista, il cantante ha ridimensionato il suo spettro, calandosi in una dimensione intima e struggente, mantenendo quell’appiglio drammatico che rende la sua voce un grido disperato e di speranza allo stesso tempo.
D’altronde, quando lo intervistai qualche anno fa, lui stesso mi disse: «La tua opera è più energica se sei stato toccato da una catastrofe». Ebbene, questo senso di tragicità, di ineluttabilità di un qualcosa più grande di noi, come se fossimo in una nave all’interno della quale poterci muovere “liberamente”, ma che non siamo noi a navigare – per dirla con i concetti di Tom Stoppard – è preponderante in tutto Diviner, ennesima prova di qualità di un artista di talento. Piano e voce, come nella title track, sono le fondamenta del disco, ma basta una manciata di minuti per capire come Thorpe riesca a rendere mutevoli questi due strumenti, alternando mood (Earthly Needs), giocherellando col pop (Love Crimes), puntando sul calore delle emozioni (Stop Motion) senza rinunciare a del sano R&B (Human Knot).
Davvero interessante il disco solista dell’ex Wild Beasts, non scintillante in tutta la sua durata ma certamente ben scritto, arrangiato ed eseguito.
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