Più sei vicino al disastro e più sei potente. Intervista a Hayden Thorpe dei Wild Beasts

A due anni di distanza da Present Tense, i Wild Beasts tornano con un disco oscuro, presentato da Hayden Thorpe come «un album apocalittico. Come nuotare negli abissi, Quando si pensa al sesso, si pensa alla morte, sono la stessa cosa…». Abbiamo raggiunto telefonicamente proprio la voce della band britannica per farci svelare la fitta trama di suoni e concetti che sta dietro a Boy King. Thorpe ha colto l’occasione per fare un resoconto preciso delle sensazioni contrastanti che animano il quinto disco in studio dei Wild Beasts dimostrandosi, ancora una volta, una persona profonda e con le idee chiare.

Vorrei subito farti una domanda che ho in testa da quando ho ascoltato Boy King: cos’è successo in questi due anni?

[ride, ndSA] Bella domanda! Beh, sicuramente abbiamo fatto il disco e lo abbiamo mandato all’etichetta. Cosa è successo?…io direi una reincarnazione. È un concetto molto bello ed eccitante, ma allo stesso tempo doloroso. Ognuno di noi ha avuto le sue esperienze, le sue tragedie in un certo senso, e le ha condivise. Siamo cresciuti e abbiamo voluto sapere di più, conoscere più a fondo le cose. Personalmente, ho conosciuto meglio me stesso in questi due anni.

Credo che si percepisca nel disco. Hai descritto Boy King come un «album apocalittico»: era intenzione precisa della band quella di ottenere un disco del genere o è il risultato del mood generale dei Wild Beasts in un determinato periodo?

Beh, credo che nelle tenebre giaccia un’energia umana che emana questa materia tossica e pericolosa che ti avvolge, e tu ne rimani inevitabilmente attratto. A volte ti avvicini troppo e ti bruci, ti ammali. Ma ti può anche invogliare a fare di più. Più sei stato vicino al disastro e più sei potente quando ti ri-allontani.

È un concetto forte…

Sì, ovviamente vale anche per l’arte: la tua opera è più energica se sei stato toccato da una catastrofe.

Capisco. Ascoltando il disco infatti ho avuto l’impressione che sia i testi che la musica esprimano l’idea di Inferno e Paradiso che lottano all’interno di questo Boy King. È così?

Assolutamente! È proprio così. Tutto il disco è fondato sul dualismo, sulla luce e sull’ombra, sulle capacità del ragazzo, sulla potenza del re che sta nella sopportazione del sentimento. È qualcosa che ha a che fare con una dimensione spirituale profonda ma anche qualcosa di legato alla mente, alla testa: prendere ciò che vuoi e combattere per questo. Rincorrere questo desiderio, mandare tutto a farsi fottere, creare il caos. C’è anche l’ego di mezzo, ovviamente, l’idea dell’oscillare delle varie personalità che possediamo: quella dell’uomo libero, così come quella del castigatore o del dittatore.

Non è un caso che in molte canzoni ci sia quasi un bisogno di redenzione…

Sì, esatto. Quando sei spacciato, ne hai bisogno, al di là delle cose belle o brutte che ti possono capitare.

Vorrei chiederti di parlarmi dell’artwork: sembra molto 80’s!

L’artwork in realtà è stato suggerito da un grafico che si chiama Ilovedust e che ha lavorato con marchi sportivi molto fighi [ride, ndSA] usando il mood di queste illustrazioni per alcune campagne pubblicitarie. C’è un disegno con Kobe Bryant: lui utilizza spesso questi personaggi sportivi e li rende dei giganti, quasi figure mitologiche, colossi divini. Per lo più sono figure maschili. Riguardo all’aspetto 80’s della copertina, abbiamo giocato un po’ sulla storia della band britannica che va in America a fare un disco. L’artwork te la fa venire in mente con molta facilità.

E per quanto riguarda la musica, c’è un’influenza in particolare in Boy King?

C’è molto dei Nine Inch Nails secondo me nel disco. Nella consapevolezza di quella gioia e di quell’impatto emotivo, di quell’angoscia e di quel senso di distorto che colgo nei Nine Inch Nails e che ritrovo nelle sensazioni che il nostro disco fa nascere. La loro A Warm Place ha un sapore ambient reso perfettamente nell’arrangiamento: un ambient bellissimo e soft. Ma c’è anche oscurità e intensità in quel pezzo.

Un’ultima domanda: cosa stai ascoltando in questo periodo?

In questo periodo? Beh, Oneohtrix Point Never ha fatto davvero un bel disco.

Va bene, grazie per la tua disponibilità! Ci vediamo ad ottobre a Milano!

Grazie a te per l’intervista! Certo! Non vediamo l’ora!

29 Luglio 2016
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