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Se davvero il buongiorno si vede dal mattino, i britannici Hey Colossus, capeggiati dal loro fondatore, Joe Thompson, hanno dato sin da subito un assaggio di quelle che erano le proprie potenzialità pubblicando, era l’anno 2004, un dischetto dal titolo Hates You and You and You and You…, che piazzava proprio nel finale, era la traccia numero cinque, il suo coupe de (dis)grace: i 18 minuti di A Witch Is Born. Feedback titanici. Batteria granitica. Droning epidermico-bradipesco.

C’è chi confuse all’epoca questa musica con l’ennesimo numero stoner rock fuori tempo massimo. Poi, gli anni sono passati. E gli album si sono susseguiti agli album – capolavori inclusi, tipo il drogatissimo Cuckoo Live Life Like Cuckoo, 2013, con lo zampino di James Plotkin, che non a caso, assieme a Stephen O’Malley, nei Khanate, ha fissato uno dei punti cardinali della stella Hey Colossus, il drone metal – finché, a partire dalla doppietta di cd risalenti a un quinquennio fa – titoli: In Black And Gold e Radio Static High – la vera vocazione del gruppo non si è fatta palese. Sì, perché non di solo metal al rallentatore o di noise-core si nutre il sound degli Hey Colossus, ma anche di scorie psichedeliche dilatate ed espanse mutuate dagli eroi di riferimento più vari (dai Suicide agli Spiritualized, giù giù, fino ai Chrome, e compagnia “mutante”).

Il nuovo Dances/Curses giunge ad un anno di distanza dal precedente Four Bibles, e a ben tre dall’acclamato The Guillotine, uscito per i tipi di Wrong Speed Records, e ha in scaletta almeno una collaborazione da urlo (quella con Mark-ex-alberi-urlanti-Lanegan in The Mirror, uno spoken blues tipico dell’ex eroe del grunge più evoluto). Ma a stupire è, come sempre, va detto, la qualità esibita anche dalle restanti 13 tracce in scaletta, che spaziano dai quattro minuti e mezzo dell’opener Donkey Jaw, in cui il motorik del vecchio krautrock incornicia alla perfezione una canzone melodicamente e ritmicamente avvincente, agli otto minuti espansi di Tied In A Firing Line, che a tratti potrebbe rimandare a certe cose dei Queen Of The Stone Age. Nel mezzo, c’è un mondo di canzoni che, anno dopo anno, disco dopo disco, vive sulle proprie gambe e dei propri meriti, melodici soprattutto, ma anche strumentali. Infatti, questa strana macchina del ritmo e del rumore chiamata Hey Colossus non ha mai sfornato una raccolta di canzoni così perfetta e compiuta come questa, pur senza rinunciare all’anima sperimentatrice e psichedelica che da sempre è sua propria.

Sperimentare sulla forma canzone è una cosa che ogni band psichedelica degna di questo nome fa (dai Beatles e dai Flaming Lips a noi), ma solo le più dotate di esse riescono a dire qualcosa di nuovo pur non tradendo i cari vecchi schemi della psichedelia (in questo caso) lisergico-rumorista. Avvincenti come pochi. Estremi e oltranzisti per vocazione. Mutanti e camaleontici per necessità espressiva e non per paraculaggine. Gli Hey Colossus sono una delle band fondamentali dell’ultimo ventennio, e per quanto mi riguarda è un sacrilegio non seguirne attentamente le mosse discografiche, forse un tantinello abbondanti, a seconda delle annate, ma mai e poi mai meno che eccellenti.

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