Recensioni

6.4

Le Honeyblood tornano a due anni di distanza dal loro esordio discografico con Babes Never Dies, un album che riprende le venature DIY del debutto spingendo l’acceleratore su di un fuzz-rock dal sapore 90’s. Quello che nel 2014 divenne un piccolo caso, ovvero la dipartita di metà line-up, cioè della batterista Shona McVicar, ha dato in realtà nuova linfa al neo-nato duo: Stina Tweeddale e la new entry Cat Myers hanno trovato subito la giusta alchimia e il risultato è un album che se da un lato esprime il suo debito nei confronti degli inizi, dall’altro sembra essere più quadrato, pur mantenendo quella sensazione di urgenza espressiva. Lì dove la title track ricorda atmosfere riconducibili ai Wolf AliceReady For The Magic pesca da sonorità rock degli anni Sessanta in un groviglio garage e indie-rock che viene ripetutamente sporcato da ritornelli pop immediati e accattivanti. Tutto questo è merito anche, e soprattutto, di una narrativa che senza orpelli arriva dritta al dunque: «Don’t let your fears keep you here, they’ll turn into quicksand».

Babes Never Die suona per certi versi come un disco d’esordio; ad ascolto inoltrato infatti la necessità di tenere il ritmo sempre alto e le voci all’unisono lascia poco spazio alle interpretazioni: il duo mette in fila con forza e carattere dieci brani incalzanti in cui le uniche pause sono l’intro iniziale e l’outro finale. Un equilibrio tutt’altro che precario per un progetto che ha saputo ritrovare nuovi stimoli e, soprattutto, non ha perso per nulla il mordente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette