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Il precedente Interventions era una bomba afro-funk-minimal-kraut ecc. ecc., per quello che può voler dire una sigla così ampia. Ma da quel disco, degli americani Horse Lords si erano perse le tracce, al punto che li davamo per dispersi o disbanded, che poi è la stessa cosa. E invece no. Ora, a distanza di quattro lunghi anni, tornano con un lavoro, questo The Common Task, sempre per la lungimirante etichetta newyorchese Northern Spy, in cui raggrumano i pezzi (solo 5) e dilatano le distanze (per più di 40 minuti), aumentando a dismisura il potenziale trancey già apprezzato nei lavori precedenti, il citato Interventions su tutti.

Poliritmie angolari tanto spigolose quanto intrippanti nel loro giocare, evidentemente come il titolo Fanfare For Effective Freedom suggerisce, tra allitterazioni, assonanze e dissonanze; ipnotici vortici ascendenti di afro-beat mutante e mutevole, tutto geometrie e negazione delle geometrie come in Against Gravity, vero e proprio invito alla levitazione (non extra) corporea; arzigogoli etno che si inerpicano avventurosi e quasi incoscienti su un territorio ritmico terzo/quarto/quintomondista che ha dato asilo politico a un range che va dai Talking Heads ai Battles, passando per i Konono N°1 (People’s Park); siparietti folklorici trasformati in sinfonie alien(at)e che si sfaldano e poi saturano (le cornamuse trattate di The Radiant City). Infine il lato B, occupato nella sua interezza da Integral Accident: più che una suite, una composizione limitrofa alla contemporanea, un giro del mondo Horse Lords in venti minuti che parte isolato e disperso tra voci trovate e manipolazioni elettroniche quasi ambient(ali) per poi incresparsi e crescere groovey e muscolare, tra reiterazioni e circonvoluzioni, ipnosi e visceralità, in un baccanale che è insieme summa e ripartenza di un suono più che introiettato.

Insomma, Owen Gardner (chitarra), Sam Habermann (batteria), Max Eilbacher (basso) e Andrew Bernstein (sax) hanno trovato la quadra in un mare magnum di generi e sottogeneri, riuscendo non solo nell’impresa di mettere d’accordo ascoltatori di post-rock, afro-beat, minimalismi vari, (p)funk-rock, kraut, etno-psych e quant’altro, ma anche di proseguire in un percorso sonoro che li sta lanciando nell’empireo degli sperimentatori più lucidi e conturbanti.

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