• Mar
    13
    2020

Album

Ipecac Recordings

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Quando tempo fa Chris Spencer comunicò la sua dipartita dagli Unsane, il cuore rumoroso di molti noise-rock addicted subì un colpo che si credeva definitivo e per una intera scena (non scena), e per un determinato suono (non suono). Invece tempo qualche mese, eccolo di nuovo in pista con un supergruppo, definizione più che stantia oggigiorno viste le continue collaborazioni e riassemblamenti di formazioni varie ma che per una volta ha realmente senso: accanto al chitarrista che fu pilastro degli Unsane, troviamo infatti Jim Coleman e Phil Puleo, ovvero 2/4 di quella che fu forse l’altra grandissima esperienza totalmente NYC noise rock ovvero i Cop Shoot Cop; a chiudere il quartetto Chris Pravdica, già Flux Information Sciences e, tanto per gradire, nell’ultima incarnazione degli Swans.

Beh, la recensione potrebbe terminare qui, dato che i nomi e l’humus garantiscono il risultato. E invece no, perché questo omonimo esordio è più della mera somma delle parti. Sia chiaro, questo non significa che non sia ciò che ci si può aspettare, ma a sorprendere è proprio il blend “equilibrato” tra le componenti in ballo che ne esce fuori. Meno efferatezze sonore del previsto, in definitiva, e molta più dimensione tra il “cinematico” e il metropolitano seppur deformata in chiave distopica, come avviene in Respirator, cinque minuti di paranoia-rock, o nel groove di Protester, o nel lancinante carrarmato noise This Dead Sea; pezzi che possiedono il groove malato che fu dei CSC, la chitarra abrasiva degli Unsane, la viscerale pesantezza degli Swans e quel senso di disperata disillusione che ha sempre animato i suddetti e che per forza di cose transita anche in questo lavoro.

Dopotutto è la band stessa a evidenziare come Human Impact suoni come «cinematic post-industrial filth rock», a dimostrazione di un sentire che travalica la mera sfera musicale per farsi quasi dimensione esistenziale se non proprio filosofica. Dopotutto, se il noise-rock primigenio fotografava una situazione di degrado, abbandono, solitudine e disperazione, questo lavoro e questa band sembrano voler predire ciò che potrebbe essere, ovvero una sorta di colonna sonora di un futuro che si sta materializzando sotto i nostri occhi. E anche nelle nostre orecchie.

12 Marzo 2020
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