Recensioni

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Nel 2014 fu proprio Diego Ballani, riferendosi a Tied to a star di J Mascis, a parlare di «densa matassa di sentimenti». All’interno di un album così carico di intimismo, il secondo da solista e quello che forse aveva portato a compimento il lato più autentico e malinconico di J Mascis, il compito dell’ascoltatore era quello di sciogliere quel brogliaccio fatto di momenti, immagini, impennate e frenate in chiave low-psych.

Un compito arduo ma quanto mai gustoso, perché rilevatore di un’anima meno corazzata, quella dei Dinosauri per intenderci, e squisitamente messa a nudo. Dopo quattro anni intervallati dall’ottimo ritorno dei Dinosaur Jr con Give a glimpse of what yer not del 2016,  il percorso solista di J Mascis prosegue sulla stessa direttrice, tracciando delle coordinate geografiche ancora più precise e rivendicando con maggiore forza il suo spazio personale. Per farlo, il Nostro sceglie di affiancarsi a Mark Mulcahy, Pall Jenkins dei Black Heart Procession e Zoë Randell dei Luluc e di dare ad Elastic Days un colore che ha a che fare con folk, rock e indie a bassi giri.

Lo spazio dedicato alla chitarra, il cui sound è ormai nettamente riconoscibile, è bilanciato tra assoli magnetici (Give it off, See you at the movies, I went dust) e fingerpicking solipsistici (Elastic Days, Wanted you around) che rendono tutto estremamente pulito e, per l’appunto, elastico. In altre parole, la stessa maniera in cui Mascis ha declinato in questo album la sua visione del mondo, delle persone, dei rapporti, delle cose. Con un occhio costantemente rivolto al passato, l’artista del Massachussets abbassa il volume, elimina ogni barriera con l’ascoltatore e concede il volto (emblematico è il video della title track con protagonista la drag queen Dina Martina) su considerazioni agrodolci riguardo al lungo tragitto finora percorso: pieno di stop&go, discese e salite, sicuramente non lineare, ma via obbligata per riscoprirsi a proprio agio, qui ed ora. J Mascis è un artista libero e consapevole, ora più che mai. Elastic Days, album meravigliosamente incompleto, è la sfavillante porta d’ingresso per qualcosa di ancor più magico.

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